Teatro – Gibellina: PER UN’ORESTIADE AFRICANA

Teatro – Gibellina: PER UN’ORESTIADE AFRICANA

Baglio Di Stefano

08/07/2022 – 09/07/2022

APPUNTI PER UN ORESTIADE AFRICANA

omaggio a Pier Paolo Pasolini a cento anni dalla sua nascita.

L’INSTALLAZIONE: PIER PAOLO PASOLINI, ERETICO E CORSARO

immagini, frammenti, pubblicazioni a cura di Umberto Cantone.

LA PERFORMANCE: PER UN’ORESTIADE AFRICANA

un progetto scenico di Alfio Scuderi per le Orestiadi di Gibellina con la partecipazione di Alessadro Haber, Imma Villa, Silvia Ajelli musiche dal vivo di Dario Sulis e Chris Obehi.

LA PROIEZIONE: APPPUNTI PER UN’ORESTIADE AFRICANA

Film documentario di Pier Paolo Pasolini.

Le Orestiadi di Gibellina immaginano e costruiscono un inedito omaggio a Pier Paolo Pasolini nel centenario dalla sua nascita (5 marzo 1922), partendo dalla sua originale traduzione dell’Orestiade di Eschilo del 1960, per collegarsi idealmente a quel progetto, che poi non vide la luce ma che fu uno splendido documentario, di realizzare un film sull’Orestiade ambientata in Africa.

E’dalla commistione e suggestione tra questo documentario e l’originale traduzione che Pasolini fece su richiesta di Vittorio Gassmann della trilogia di Eschilo che le Orestiadi di Gibellina, festival contemporaneo giunto alla sua quarantunesima edizione che dall’Orestea prende nome e spunto poetico, vuole immaginare questo progetto speciale per ricordare Pier Paolo Pasolini, inedito omaggio contemporaneo al grandissimo autore e regista italiano.

Il documentario di Pasolini “Appunti per un’Orestiade africana”, girato in due tempi (dicembre 1968 – febbraio 1969), è un diario di viaggio, un saggio per immagini per un “film da farsi”. Pasolini percorse infatti l’Africa nera alla ricerca di corpi e luoghi ai fini di un’opera cinematografica, ispirata all’Orestiade di Eschilo, che poi non si farà mai. Resta però il sopralluogo che offre l’immagine irripetibile di un continente che stava faticosamente uscendo da secoli di colonialismo e che Pasolini osservò come spazio di un violento e “magico” processo di metamorfosi dal mondo arcaico alla modernità. E’ la voce stessa del poeta che, nel commento sonoro, ci guida lungo questo viaggio visivo, culturale e politico, che la Rai, pur avendolo prodotto, si rifiutò di trasmettere quando Pasolini era ancora vivo. Il film, nelle sale soltanto alla fine del mese di novembre 1975, dopo la morte del suo autore, è stato restaurato nel 2005 dalla Cineteca di Bologna.

“Il tema profondo dell’Orestiade, almeno per noi lettori moderni, è il passaggio tra il periodo storico ‘medievale’ e un periodo storico ‘democratico’: indi della trasformazione delle Menadi (dee medievali del nostro terrore esistenziale) in Eumenidi (dee dell’irrazionale in un mondo razionale)”. P.P.P.

PASOLINI ERETICO E CORSARO

il cinema, il teatro: materiali per una ricognizione una mostra per il centenario a cura di Umberto Cantone.

A cento anni dalla nascita non ci resta che rileggerlo. Sfidando il presente, corrotto immaginario post-novecentesco, Pier Paolo Pasolini vive ancora oggi nelle sue opere, come icona mai scalfita di intellettuale poeta perennemente dissidente che fece della “prontezza del corpo” (così la definì Calvino) una delle qualità primarie della propria azione e testimonianza. Vogliamo celebrarne la presenza ancora attualissima con due iniziative.

La prima è un videomontaggio di frammenti delle sue incursioni “a Sud, sempre più a Sud”, itinerario prediletto di molte occasioni di lavoro da scrittore e cineasta. Si va dall’approdo palermitano dei Comizi d’amore con le interviste a Piazza Fonderia, contrappuntate dallo sberleffo “cinico” di Maresco & Ciprì in Arruso, fino all’indagine sui territori mitologici di progetti incompiuti, gli Appunti per un’Orestiade africana, con a fronte il ritorno su quei luoghi a 50 anni di distanza in un docufilm di Gianni Borgna il cui commento è affidato alla voce di Dacia Maraini.

Altra iniziativa è una mostra di materiali editoriali riguardante le opere cinematografiche e teatrali di P. P. P.: dalla sceneggiatura di Accattone con la copertina illustrata da un disegno di Carlo Levi alla rivistaccia pruriginosa che ostenta alcuni fotogrammi dell’ultima opera-scandalo Salò o le 120 giornate di Sodoma. In mezzo, le prime edizioni delle sceneggiature e dei testi teatrali pubblicati da Garzanti insieme a tutte le edizioni dell’Orestiade eschilea da lui tradotta e andata in scena per la prima volta nel maggio 1960 al Teatro Greco di Siracusa.

Un omaggio, il nostro, al Pasolini sedotto dalla Sicilia in cui approdò per la prima volta nel 1959 in occasione del reportage sulle coste italiane commissionatogli dal mensile Il Successo. Quella Sicilia che lo entusiasmò a tal punto da fargli dichiarare: “Non c’è il minimo dubbio che vorrei vivere qui: vivere e morirci, non di pace ma di gioia”. Umberto Cantone

A SUD DI PASOLINI

videomontaggio a cura di Umberto Cantone – durata: 1 h. 30’

Performance: PER UN’ORESTEA AFRICANA h:21:00

con la partecipazione di Alessadro Haber, Imma Villa, Silvia Ajelli.  Musiche di Dario Sulis e Chris Obei .

Un inedito percorso tra l’Orestea riscritta da Pasolini e la sua idea di ambientare un film in Africa darà vita ad una performance inedita tra parole, musica ed immagini, per omaggiare e ricordare il grande autore e regista italiano.

Nell’Orestiade di Siracusa, è netta la bipartizione tra mondo monarchico-tirannico e nuova era democratica. Al momento della traduzione, Pasolini e Gassman condividevano l’illusione che questa frattura fosse componibile, e che fosse possibile un autentico rinnovamento della democrazia, come era avvenuto negli anni di Pericle e dell’istituzione della democrazia ateniese.

Proiezione del documentario: APPUNTI PER UN’ORESTIADE AFRICANA

Film documentario di Pier Paolo Pasolini.

Se il film nella sua interezza non vedrà mai la luce, Pasolini girò però per la televisione italiana un documentario di sessantatre minuti, Appunti per un’Orestiade africana, del quale dirà Moravia: «[…] è uno dei più belli di Pasolini. Mai convenzionale, mai pittoresco, il documentario ci mostra un’Africa autentica, per niente esotica e perciò tanto più misteriosa del mistero proprio dell’esistenza, coi suoi vasti paesaggi da preistoria, i suoi miseri villaggi abitati da un’umanità contadina e primitiva, le sue due o tre città modernissime già industriali e proletarie. Pasolini “sente” l’Africa nera con la stessa simpatia poetica e originale con la quale a suo tempo ha sentito le borgate e il sottoproletariato romano».

Il documentario propedeutico al “film da farsi”, che si potrebbe definire come un vero e proprio taccuino d’immagini in movimento, consiste di tre diversi tipi di materiale filmico: il primo è a tutti gli effetti un documentario di viaggio, girato durante due soggiorni in Uganda e Tanzania rispettivamente nel dicembre del 1968 e nel febbraio del ’69 completato da alcuni cinegiornali della guerra in Biafra(1967/69); l’obiettivo era quello di rintracciare i luoghi, i volti, gli oggetti per la trasposizione cinematografica dell’Orestea di Eschilo; il secondo girato riprende il dibattito/confronto tra Pasolini ed alcuni studenti africani dell’Università “La Sapienza” di Roma sull’idea stessa di ambientazione per la tragedia eschilea e sui risvolti delle vicende africane post-coloniali, mentre il terzo rappresenta una sorta di variazione sul tema e consiste in una jazz session eseguita da Yvonne Murray e Archie Savage al FolkStudio di Roma.

www.fondazioneorestiadi.it

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