QUEL CHE ACCADDE A JACK, JACK, JACK E JACK – teatro a Milano

 

Teatro Elfo Puccini – Sala Bausch

Corso Buenos Aires, 33, Milano

14/1/2020 – 19/1/2020

Francesco Petruzzelli cura regia e drammaturgia di uno spettacolo di giovani attori e allievi. Con Roberta Azzarone, Michele Lisi, Carlotta Mangione, Edoardo Coen, Francesco Petruzzelli e gli allievi del II anno del corso di recitazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico: Federico Flocchetti, Diego Parlanti. Produzione Teatro dell’Elfo e Compagnia dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Il progetto è vincitore del Premio Carmelo Rocca 2018.

Al centro della trama di questa commedia dai toni scuri e grotteschi, troviamo un nucleo famigliare composto da quattro elementi: un padre di nome Jack, e tre figli, anche essi di nome Jack. Ciascuno dei personaggi aderisce a una funzione che lo distingue dagli altri e ne caratterizza la personalità. Nella cosiddetta ‘cultura pop’ occidentale, il nome Jack ha acquisito ormai una valenza quasi archetipica. In ogni film, in ogni libro di matrice anglosassone, perfino in ogni gioco di ruolo inventato dai bambini, il nome Jack emerge per primo nella mente di chi debba assegnare il nome all’eroe della trama. Jack diviene l’antonomasia dell’eroe contemporaneo e pertanto, nella storia ogni personaggio, compresi quelli femminili, ne porta il nome, in quanto figura assoluta di ciò viene chiamato a rappresentare.

Alla base dell’intreccio vi è la frizione creata dalle idiosincrasie dei tre figli che, costretti a vivere sotto lo stesso tetto, devono affrontare un percorso di crescita provocato da una violenta presa di posizione del Padre, mosso a sua volta dal desiderio di rendere le sue creature quanto più possibile indipendenti e pronte ad affrontare le avversità del mondo.

Info: h: martedì – sabato 19:30, domenica 15:30.   Biglietti: intero € 33, martedì posto unico € 22, riduzione giovani e anziani € 17,50 / under18 € 13.50.   Tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org.

www.elfo.org

 

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D LA PRINCIPESSA DIANA E LA PALPEBRA DI DIO – teatro a Roma

Teatro Brancaccino

Via Mecenate 2, Roma

9/01/2020 e 12/01/2020

Bottega Teatro Marche presenta Paola Giorgi nello spettacolo di Cesare Catà, diretto da Luigi Moretti, con Maria Chiara Orlando alla tromba jazz e la partecipazione di Sonia Barbadoro e Giovanni Moschella.

Lo spettacolo racconta l’icona di Lady Diana Spencer nelle sue vicende umane, esistenziali e sociali, dando voce alla sua figura in una sorta di memoriale post-mortem in cui la Principessa, ripensando alla propria vita, narra di sé, dei suoi amori e dolori, dei suoi affetti più cari perduti.

Nel monologo, Lady D. dialoga con voci che sente giungere dal regno dei vivi: quelle dei due figli William e Henry, quella della Regina Elisabetta, quella del suo ex-consorte Carlo.

Mentre racconta di sé, l’immagine di Lady D. si sovrappone a quella di alcune eroine della mitologia classica: Medea, Arianna, Antigone e Artemide e il testo del monologo si interseca con estratti da Euripide, Ovidio, Sofocle, Seneca.

Quello che lo spettacolo restituisce è il ritratto, fiabesco e psicologico a un tempo, di una delle figure di donna più amate, controverse e celebri del Novecento. Un ritratto dal sapore “neo-shakespeariano”, che getta una luce originale e commossa su uno spaccato della recente storia inglese ed europea.

“Ho sempre ammirato Lady Diana Spencer, quella sua impronta di donna libera e ho sempre desiderato portarla in scena. Non mi interessa il gossip, mi interessano le tante sfaccettature di una donna di nobile famiglia, coraggiosa, anticonvenzionale, elegante, moglie, ma soprattutto madre.

C ’è un punto di contatto forte tra me e Lady Diana, una esperienza comune, il disturbo del comportamento alimentare, che si è manifestato con la bulimia in lei, con l’anoressia in me, ma ancora più forte c’è la consapevolezza di averlo superato. Entrambe.

E questa consapevolezza mi ha fatto andare oltre nella scoperta di Diana. Quando penso a Diana penso ad Antigone, al suo atto di insubordinazione, al suo essere idealista e romantica e decisa ad affermare il primato della libertà. Con questa suggestione mi sono rivolta a Cesare Catà, uno scrittore profondo, coltissimo, sportivo, tenero e folle che ha fatto sbocciare la mia idea di Diana connettendola alle vicende di Medea, di Artemide, di Arianna; creandone un mito che Cesare ci permette di conoscere attraverso la sua palpebra di Dio.

Un lavoro così intimo e potente non potevo che affidarlo alle mani di Luigi Moretti, amico, collega ma soprattutto grande regista di profonda sensibilità e raffinatezza. Questa è la storia di una Donna, con tutta la meraviglia che questo termine racchiude.” Paola Giorgi

Scene e costumi di Stefania Cempini.

Info:  Biglietto: 18,00 €.   Te: 06 80687231.   Dal giovedì al sabato ore 20:00. domenica ore 18:45.

www.teatrobrancaccio.it

 

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PERFETTA – teatro a Roma

Teatro Brancaccio

Via Merulana 244, Roma

9/01/2020 e 12/01/2020

itc2000 presenta Geppi Cucciari nell’ultimo monologo teatrale scritto da Mattia Torre, uno dei drammaturghi più influenti e attivi nella scena televisiva e teatrale italiana recentemente scomparso, nel quale si racconta un mese della vita di una donna, scandito dalle quattro fasi del ciclo femminile.

La protagonista assoluta è Geppi Cucciari, per la prima volta alle prese con toni che non prediligono unicamente la comicità, ma si avventurano con profondità in sfumature anche più malinconiche e drammatiche.

Sul palco interpreta una venditrice d’automobili, moglie e madre, che conduce una vita regolare nella quale trovano posto il lavoro, la famiglia, gli impegni e moltissime responsabilità. Il racconto analizza i martedì di quattro settimane differenti, giornate identiche nei ritmi ma diverse nella percezione: a causa delle variazioni delle quattro fasi del ciclo, cambiano i gli stati d’animo, le reazioni, le emozioni e gli umori della protagonista.

 

Perfetta cerca di trattare con umiltà, ma anche frontalità, un tabù di cui gli uomini sanno pochissimo e di cui persino molte donne non sono così consapevoli. Un monologo nel quale trovano spazio sferzate di comicità e satira di costume, ma anche riflessioni più amare e profonde, in un delicato tentativo di consapevolezza e di empowerment femminile di cui sembra esserci un grande bisogno nel nostro tempo.

Info: Telefono: 06 80687231.   Orari: da giovedì a sabato ore 20:45, domenica ore 17:00.   Prezzi da 21 a 33 euro

www.teatrobrancaccio.it

 

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GUARDAVAMO GLI ALTRI BALLARE IL TANGO – teatro a Roma

Teatro Trastevere

Via Jacopa de’Settesoli 3, Roma

16/01/2020 e 19/01/2020

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta lo spettacolo di Giulia Caminito diretto da Giuseppe Mortelliti; con: Patrizia Ciabatta, Desy Gialuz e Guido Targetti.

Tre storie tra il reale e il fantastico per raccontare la psicologia di tre donne, tre momenti della vita, tre difficili convivenze, tre segreti da svelare.

“Questi tre racconti sono nati malsani, urgenti e ruggenti per me. / Se nei miei romanzi mi sono finora confrontata con la Storia sia pubblica del nostro Paese / che privata della mia famiglia, nelle narrazioni brevi ho concentrato / fobie, illusioni, paure e fantasticherie che mi riguardano, frattaglie della mia intimità. / Se nel romanzo c’è l’ordine, il progetto, il tempo dilatato, / in questi racconti ci sono visioni, frammenti, allusioni. / C’è l’essere donna in diversi momenti della vita, c’è la vecchiaia, c’è l’estrema giovinezza, / c’è l’oblio, c’è la nevrosi, c’è la spigolosità della parole.” Giulia Caminito.

È un progetto teatrale tratto dalla trilogia di racconti omonima di Giulia Caminito.

Celeste ha fatto tagliare gli alberi nel proprio giardino, si fa passare il cibo da una buca per le lettere e condivide la sua casa—prigione con una giovane dai vestiti fiorati. Insieme devono far fronte a una radice nera e cattiva che spunta al centro del salotto.

Agnese e Leo sono due anime diverse, agli antipodi: mentre lei vorrebbe tanto frequentare un corso di tango, lui crudelmente la costringe solo a spiare i ballerini da una finestrella che dà su un seminterrato. Eppure mattina dopo mattina, risveglio dopo risveglio, il corpo di Leo si fa diverso, trasfigurato, proteso verso una nuova terribile identità.

Evelina è sola, trascrive i suoi buoni propositi su post—it gialli e ha paura che la mensola carica di libri le precipiti addosso. Con l’orecchio ben teso verso la propria casa, un giorno sente qualcosa grattare dal fondo dell’armadio. Quando apre l’anta vi trova rannicchiata una bambina tutta ossa.

Adattamento teatrale: Martina Tiberti; Scenografia: Simone Martino.

Info: Prevista tessera associativa.   Da giovedì a sabato alle ore 21, domenica alle 17:30. Contatti: 065814004.

www.teatrotrastevere.it

 

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ASPETTANDO MEDEA – teatro a Roma

Spazio Diamante

Via Prenestina 230B, Roma

10/01/2020 e 12/01/2020

Nadia Baldi dirige lo spettacolo di di Franca Abategiovanni, Nadia Baldi, Antonella Ippolito con Franca Abategiovanni e Antonella Ippolito, prodotto da Teatro Segreto srl.

Due donne…un copione, le prove di uno spettacolo. Due donne diverse fra loro che interagiscono con un testo, la loro vita privata, i loro sogni e le loro follie. Nell’ordito della trama del copione si confondono i due personaggi, ora impegnate a trovare la loro miglior interpretazione ora a risolvere problematiche quotidiane ora a sviscerare storie e sentimenti che trascinano lo spettatore in mondi e storie parallele.

Medea personaggio complesso di grande forza drammatica ed espressività, affascina e cattura le due attrici. Esse si troveranno più volte a confondersi con Medea, a rappresentare le due facce della sua stessa mente scissa, conflittuale. L’abbandono, l’indifferenza, la vendetta, la ferocia, la forza e la fragilità del personaggio sono sentimenti dai quali restano rapite e condizionate durante le prove.

Ma come spesso accade anche nella vita comune il limite fra tragedia e comicità è sempre labile e le due protagoniste finiranno per passare dal comico al tragico restituendo allo spettatore uno scenario godibile e leggero.

Info: tel06 27858101.   Info e prenotazioni: botteghino@spaziodiamante.it – WhatsApp 345 9409718.   Prezzo biglietti: Intero € 18,00, Ridotto (Universitari, Under 30, Over 65, Residenti Municipio V) 15 euro.

www.spaziodiamante.it

 

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CALIGOLA – teatro a Roma

Teatro Trastevere

Via Jacopa de’Settesoli 3, Roma

9/01/2020 e 12/01/2020

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta lo spettacolo diretto da: Romina Delmonte e Valerio Rosati, con: Romina Delmonte, Valerio Rosati, Isabella Ripoli, Francesco Bonaccorso, Emanuel Pascale, Muzio Stefano Pizzigallo e Federica Santuccio.

Una manciata di luce, una clessidra e il dolore umano. La scena si apre su una Roma che potrebbe esistere in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo, su piedi nudi che incedono in un dolore spaesante. Nessun grande imperatore, nessuna corona, nessun potere, Caligola torna a casa spossato e infreddolito con la morte tra le mani, un’anima che ha “amato troppo” e ha perso tutto. Quanto può valere tutto il tesoro di un regno davanti ad un dolore come questo?

Certi nella necessità di un teatro che racconti prima di tutto l’animo umano con tutti i suoi colori, nel momento storico in cui viviamo l’opera di Camus diventa “necessaria” per un pubblico che chiamato in causa, assiste alla messa in scena della propria coscienza, della propria solitudine e ambizione. Un’anima nuda che elude l’appartenenza al genere e al tempo, un’anima che deve credere nella “luna” perché non ha senso vivere se non si crede nell’impossibile. Questo è il giusto pretesto per raccontare l’esigenza di un teatro di “necessità”, di un teatro che racconti con trasparenza e non troppa delicatezza l’animo umano con tutti i suoi colori. Dietro Caligola vaga una manciata di umanità disfatta, disillusa e mediocre: la bella e vecchia Cesonia che sta sfiorendo, l’acerbo poeta Scipione, il Cherea cinico e manipolatore, un Muzio modesto e pavido e infine, l’Elicone spettatore.

La platea è chiamata in causa per partecipare alla messa in scena della propria coscienza, solitudine e ambizione, in poco più di cento minuti.

Tutto questo è il primo progetto teatrale dell’Associazione culturale Three Monkeys. L’amore per il teatro non è l’unica scintilla che ha messo in moto la realizzazione di questo spettacolo; la ricerca teatrale, l’indagine antropologica è mossa dalla volontà di non fuggire il racconto del dolore, ma il coraggio di impregnarcisi e attraversarlo, per risalire in una conoscenza più profonda dell’io. In un momento storico in cui il teatro non ha più un ruolo centrale nella comunità, si ha la necessità di difendere strenuamente tutto ciò che il palco può contenere con la sua potenza catartica, gioie, solitudini, la vita umana con tutte le sue contraddizioni. Il progetto ha avuto, eccezionalmente, il benestare dell’avente diritto Catherine Camus, figlia dello scrittore premio Nobel Albert Camus, nella scelta di portare in scena il personaggio di Caligola da una donna. Ma se Roma non è Roma e il tempo è solo una percezione soggettiva, Caligola interpretato da donna non deve stupire.

Disegno luci: Paolo Fortini; scene: Natalia Di Cosmo; video/grafica: Carolina Silvetti, Marco Scuderi.

Info: prevista tessera associativa. Da giovedì a sabato alle ore 21:00, domenica alle 17:30.   Tel: 065814004

www.teatrotrastevere.it

 

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NON È VERO MA CI CREDO – teatro a Roma

Teatro Della Cometa

Via del Teatro Marcello 4, Roma

20/12/2019 e 12/01/2020

Leo Muscato dirige l’opera di Peppino De Filippo, con Enzo Decaro, Giuseppe Brunetti, Francesca Ciardiello, Lucianna De Falco, Carlo Di Maio, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo e Fabiana Russo.

“Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte… L’azione dello spettacolo è avvicinata ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni 80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona… Lo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in 90 minuti”. Leo Muscato.

Ereditando la direzione artistica della compagnia di Luigi De Filippo, Muscato inaugura questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ha fatto con lui, rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano, ma dando a questa storia un sapore più contemporaneo.

Il protagonista dello spettacolo assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa, anche la più banale, lo manda in crisi. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo, di portarlo in tribunale e di intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui parte una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.

Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni ‘30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Questo allestimento seguirà l’intuizione di Luigi avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri.

Scene: Luigi Ferrigno; costumi: Chicca Ruocco; disegno luci: Pietro Sperduti.

Info: Orari: Speciale Capodanno 31 dicembre 2019 replica ore 21,45 con cena e brindisi di mezzanotte. Venerdì 20 ore 21.00, sabato 21 doppia replica ore 17 e ore 21.00, domenica 22 ore 17.00, 24 e 24 niente replica, 26 dicembre replica ore 18.00, 28 e 29 dicembre solo replica pomeridiana alle 17.00, 1 e 2 gennaio 2020 niente replica, 3 e 4 gennaio replica alle 21.00, 5 gennaio replica ore 17.00, 6 gennaio replica ore 18.00, dal 7 all’11 gennaio replica ore 21.00, 12 gennaio replica ore 17.00.   Durata 90 minuti.   Tel: 06.6784380.   Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.

www.teatrodellacometa.it

 

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MIMì – DA SUD A SUD SULLE NOTE DI DOMENICO MODUGNO spettacolo a Trapani

Teatro Don Bosco

Via Marino Torre 15, Trapani

21/12/2019 – 22/12/2019

Torna a Trapani Mario Incudine, poliedrico artista-cantastorie, per uno degli appuntamenti del cartellone artistico della Oddo Management.

Porta sul palco le note di Domenico Modugno, pugliese che ha sposato le tradizioni del sud più a sud per aprirsi le strade al nord, avendo imparato bene ciò che aveva detto Frank Sinatra: “Fingiti siciliano e conquisterai il mondo!” Incudine racconta un mondo che cambia, che lotta, che sogna, che sfida convenzioni e stereotipi.

Porta quel Modugno che ha saputo descrivere la Sicilia come nessun siciliano. Un artista che ha precorso i tempi e inventato mode, un rivoluzionario. Rivoluzionaria per musica e per testo è “Nel blu dipinto di blu”.

Lo spettacolo focalizza soprattutto la produzione minore, meno conosciuta, ricca del fascino e della forza espressiva di chi prende la vita a morsi, di chi è disposto a lasciare tutto e partire per inseguire il proprio sogno.

Info: Orari: sabato h: 21:20, domenica h: 18:45.   Tel: 342.0330263.  

 

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C’ERA UNA VOLTA SERGIO LEONE – mostra a Roma

Museo dell’Ara Pacis

Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli), Roma

17/12/2019 – 3/05/2020

È stato scelto un titolo evocativo per la grande mostra in programma fino alla data in cui Roma celebra, a 30 anni dalla morte e a 90 dalla sua nascita, uno dei miti assoluti del cinema italiano.

Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione arriva in Italia dopo il successo dello scorso anno alla Cinémathèque Française di Parigi, istituzione co-produttrice dell’allestimento romano insieme alla Fondazione Cineteca di Bologna.

La mostra è realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà, Ministère de la culture (Francia), CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, SIAE e grazie a Rai Teche, Leone Film Group, Unidis Jolly Film, Unione Sanitaria Internazionale, Romana Gruppi Elettrogeni Cinematografici. Digital Imaging Partner: Canon. Sponsor tecnici: Italiana Assicurazioni, Hotel Eden Roma, Bonaveri. L’ideazione è di Equa di Camilla Morabito e il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

Il percorso espositivo – curato dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, in collaborazione con Rosaria Gioia e Antonio Bigini – racconta di un universo sconfinato, quello di Sergio Leone, che affonda le radici nella sua stessa tradizione familiare: il padre, regista nell’epoca d’oro del muto italiano, sceglierà lo pseudonimo di Roberto Roberti, e a lui Sergio strizzerà l’occhio firmando a sua volta Per un pugno di dollari con lo pseudonimo anglofono di Bob Robertson.

Nel suo intenso percorso artistico Sergio Leone attraversa il peplum, (filone cinematografico storico-mitologico), riscrive letteralmente il “western” e trova il suo culmine nel progetto di una vita: “C’era una volta in America”. A questo sarebbe seguito un altro film di proporzioni grandiose, dedicato alla battaglia di Leningrado, del quale rimangono, purtroppo, solo poche pagine scritte prima della sua scomparsa. Leone, infatti, non amava scrivere. Era, piuttosto, un narratore orale che sviluppava i suoi film raccontandoli agli amici, agli sceneggiatori, ai produttori, all’infinito, quasi come gli antichi cantori che hanno creato l’epica omerica. Ma ciò nonostante, il suo lascito è enorme, un’eredità creativa di cui solo oggi si comincia a comprendere la portata. I suoi film sono, infatti,  “la Bibbia” su cui gli studenti di cinema di tutto il mondo imparano il linguaggio cinematografico, mentre molti dei registi contemporanei, da Martin Scorsese a Steven Spielberg, da Francis Ford Coppola a Quentin Tarantino, da George Lucas a John Woo, da Clint Eastwood ad Ang Lee continuano a riconoscere il loro debito nei confronti del suo cinema.

Le radici del cinema di Sergio Leone affondano, naturalmente, anche nell’amore per i classici del passato – in mostra i film dei giganti del western, da John Ford a Anthony Mann – e rivelano un gusto per l’architettura e l’arte figurativa che ritroviamo nella costruzione delle scenografie e delle inquadrature, dai campi lunghi dei paesaggi metafisici suggeriti da De Chirico, all’esplicita citazione dell’opera Love di Robert Indiana, straordinario simbolo, in “C’era una volta in America”, di un inequivocabile salto in un’epoca nuova. Per Leone la fiaba è il cinema. Il desiderio di raccontare i miti (il West, la Rivoluzione, l’America) utilizzando la memoria del cinema e la libertà della fiaba, entra però sempre in conflitto con la sua cultura di italiano che ha conosciuto la guerra e attraversato la stagione neorealista. A partire da “Per qualche dollaro in più” Leone può permettersi di assecondare la sua fascinazione per il passato e la sua ossessione documentaria per il mito curando ogni minimo dettaglio. Perché una favola cinematografica, per funzionare, deve convincere gli spettatori che quello che vedono stia accadendo realmente.

Grazie ai preziosi materiali d’archivio della famiglia Leone e di Unidis Jolly Film i visitatori entreranno nello studio di Sergio, dove nascevano le idee per il suo cinema, con i suoi cimeli personali e la sua libreria, per poi immergersi nei suoi film attraverso modellini, scenografie, bozzetti, costumi, oggetti di scena, sequenze indimenticabili e una costellazione di magnifiche fotografie, quelle di un maestro del set come Angelo Novi, che ha seguito tutto il lavoro di Sergio Leone a partire da “C’era una volta il West”.

Seguendo queste tracce, la mostra  sarà quindi suddivisa in diverse sezioni: “Cittadino del cinema”, “Le fonti dell’immaginario”, “Laboratorio Leone”, “C’era una volta in America”, “Leningrado e oltr”e, dedicata all’ultimo progetto incompiuto, “L’eredità Leone”. Sarà inoltre pubblicato dalle Edizioni Cineteca di Bologna il volume “La rivoluzione Sergio Leone”, a cura di Christopher Frayling e Gian Luca Farinelli.

Info: Tel. 060608. Apertura: tutti i giorni ore 9.00 – 19.00.

www.arapacis.it

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L’OPERAZIONE – Marsala Factory

Teatro Eliseo

Via Nazionale 183, Roma

12/12/2019 e 22/12/2019

Lo spettacolo smaschera ironicamente ipocrisie, illusioni e crudeltà del mestiere precario dell’attore. Diretto da Rosario Lisma che cura anche il testo dai dialoghi frizzanti, vincitore del Premio Eti 2009. Con Rosario Lisma, Fabrizio Lombardo, Andrea Narsi, Alessio Piazza.

Chiusi in uno spazio sotterraneo, come topi operosi, alle prese con le prove di uno spettacolo sui brigatisti, lavorano, si confrontano, litigano, si confidano, sperano e si deprimono. Si scontrano sull’attualità delle “necessarie nuove forme” del teatro, sulla utilità o meno della rappresentazione dell’arte, e si convincono pervicacemente che l’unico sbocco per uscire alla luce del sole è farsi recensire dal critico più potente d’Italia, l’unico che ha davvero il potere di dare senso e consenso al loro lavoro e alle loro vite sommerse.

Nonostante il grande successo di pubblico, il potente critico non si presenta allo spettacolo, gettando nello sconforto la banda dei quattro.

Accecati dal delirio combattente dei personaggi che interpretano sulla scena, più come Ferribbotte e Capannelle de I soliti ignoti che come Curcio e Morucci delle Br, sequestrano l’autorevolissimo personaggio alla maniera dei sequestri lampo delle prime cellule brigatiste degli anni ’70, costringendolo con le cattive a vedere il loro lavoro.

Info: Orari: da martedì a sabato: 20:00, domenica h 17:00.   Biglietto: 20 euro.   Durata spettacolo: 1 ora e 45 minuti (atto unico).

www.teatroeliseo.com

 

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