NEGRITA. LA TEATRALE + RESET CELEBRATION – spettacolo a Marsala

Teatro Impero

Viale Vittorio Veneto, Marsala

5/2/2020

Continuano le celebrazioni in casa Negrita. Ripartirà infatti da Arezzo il 18 gennaio il nuovo tour organizzato da Vertigo: La Teatrale + Reset Celebration, naturale proseguo dei due recenti giri teatrali, caratterizzati da decine di sold out e da unanime entusiasmo di pubblico e critica. Il tour sarà il 4 febbraio a Catania e il 5 a Marsala.

La serie di date che riporterà la band on the road, per concludere idealmente il percorso iniziato con la partecipazione al 69esimo Festival di Sanremo, li vedrà nuovamente indossare la particolare veste della reinterpretazione acustica dei successi più conosciuti, insieme a qualche piccola perla nascosta. Saranno diversi gli estratti da “Reset”, album campione di vendite, che quest’anno festeggia 20 anni e che, per l’occasione, sarà ristampato, per la prima volta anche in vinile.

“Come vi avevamo annunciato, non abbiamo alcuna intenzione di fermare i festeggiamenti. Abbiamo ricaricato le batterie e siamo pronti per ripartire per un tour che, fino ad ora, avete trasformato in uno dei migliori della nostra carriera. Nel frattempo, anche Reset ha compiuto gli anni, quindi perché non approfittarne per rispolverare qualcosa che non suoniamo da un po’? Insomma, aiutateci a cominciare i prossimi venticinque anni come avete fatto fino ad ora!”. Negrita

Pau, Cesare “Mac” e Drigo, nati, cresciuti e ostinatamente rimasti fedeli alla provincia d’Arezzo e uniti da un’amicizia e da una passione rara. I Negrita sono uno dei gruppi rock più influenti e meno catalogabili del panorama musicale italiano degli ultimi venticinque anni. Nonostante la continua evoluzione stilistica, una delle loro caratteristiche primarie, il loro sound è rimasto unico e riconoscibile nel tempo, soprattutto grazie alla solidità tecnica e interpretativa, ma anche alla voglia di creare una propria peculiare identità, che prescindesse dal genere musicale suonato.

Info:  I biglietti sono in vendita su Ticketone.it.      Orario: 21:00.      Prezzi: Poltronissima Platea Numerata € 46.00,Poltrona Platea Numerata € 40.25, Distinti Platea Numerata € 28.75, Galleria Numerata € 23.00.

Altra data in Sicilia: 4/2/2020  Catania. Teatro Metropolitan.

 

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PROCESSO A FELLINI – spettacolo a Roma

Off/Off Theatre

Via Giulia 19-20-21, Roma

21/01/2020 – 26/01/2020

Mariano Lamberti dirige lo spettacolo scritto da Riccardo Pechini e da lui stesso. Con Caterina Gramaglia e Giulio Forges Davanzati. Produzione Sycamore T Company.

Cosa ha di nuovo Processo a Fellini, uno spettacolo sulla grande Giulietta Masina, rispetto a tutti gli altri spettacoli realizzati fino adesso? Fin dall’inizio della sua carriera, l’immagine di Giulietta Masina è sempre stata associata a quella del Maestro. Pur se definita attrice geniale, una sorta di Chaplin al femminile, Giulietta verrà sempre ricordata soprattutto come compagna del grande Federico Fellini.

Una musa ispiratrice che, col passare degli anni e l’allontanarsi dai riflettori, ha preso sempre più i tratti di una donna rassegnata a vivere all’ombra del marito. E soprattutto rimossa sui suoi continui e sempre più espliciti tradimenti.

E così, mentre Fellini si confessava pubblicamente in Otto e mezzo, lei si ritraeva in una lenta e malinconica solitudine. Col passar del tempo, man mano che le collaborazioni con il marito si diradavano, la sua immagine è stata associata a quella di donna riservata e rassegnata ad avere un marito geniale ma inguaribilmente infedele. Le sue ultime interviste, sempre più rare, rivelano una donna sempre più rimossa sulla vera essenza della loro unione, fatta di una numerosa serie di scappatelle e di un matrimonio quasi allargato con Sandra Milo.

Cosa sarebbe successo se la Masina avesse potuto esprimere pubblicamente la sua frustrazione come donna, moglie ed artista, non come ha tentato di farle fare suo marito in “Giulietta degli spiriti” ma con uno spettacolo che dia voce alla sua parte offesa, umiliata e rabbiosa?

Processo a Fellini vuole rendere omaggio all’immenso talento di Giulietta Masina, strappandola ai personaggi ingombranti di Cabiria e Gelsomina, per dare voce e dignità anche alle sue ombre.

Lo spettacolo unisce elementi biografici ad altri di pura invenzione, con un ritmo serrato, quasi un thriller psicologico o un incubo kafkiano che svelerà il suo mistero solo nel finale. Assisteremo alla metamorfosi di una donna riservata, relegata ad un immaginario di purezza infantile, in una donna consapevole, adulta e vendicativa. Una sorta di viaggio nell’anima non solo di Giulietta, ma di tante donne vissute all’ombra di un uomo ingombrante, intoccabile, a volte indifferente.

Giulietta si sveglia di soprassalto, una strana presenza sembra essersi introdotta in casa in piena notte. Un ladro, uno squilibrato, o forse una figura ancor più inquietante. Al rumore dei passi che si dirigono risoluti verso la camera da letto, Giulietta sviene. Quando si riprende, si accorge che l’intruso non è altri che un giovane ragazzo. Ma l’inquietudine rimane, poiché il giovane dice di conoscerla intimamente fin da bambina, malgrado la notevole differenza d’età che separa i due.

Il ragazzo è insofferente, minaccioso e fatica a trattenere la rabbia. Ma non è Giulietta il bersaglio della sua furia, anzi il giovane appare profondamente partecipe dei trascorsi a volte destabilizzanti e dolorosi vissuti dalla donna in tenera età. Giulietta è confusa e non si fida, ma sente suo malgrado di condividere con quello strano individuo un legame profondo. Non solo, le sembra addirittura di aver progettato assieme a lui un piano misterioso che coinvolge il suo celebre marito.

L’accaduto si rivela essere un sogno che Giulietta racconta al proprio analista sulla sedia che occupava il giovane c’è infatti ora uno psicologo che, con tono distaccato, mette in luce le contraddizioni che affiorano inconsapevolmente dalle parole della donna. Si tratta di vere e proprie rimozioni. L’immaginario femminile di Federico è carnale, invadente, inglobante, eppure ha relegato proprio lei, sua moglie, nel personaggio di una donna infantile, ingenua ed asessuata.

Da questo momento in poi in scena si avvicenderanno figure reali o immaginarie, tra cui un suo vecchio amore, personaggi apparsi nei film da lei interpretati, Mastroianni e ovviamente Federico Fellini, con il quale avrà un confronto finalmente aperto. Il ritmo si farà sempre più serrato, fino ad arrivare ad un parossismo in cui alla rabbia si sostituirà non la rassegnazione, come avrebbero voluto i costumi dell’epoca, ma la rivendicazione di una femminilità a lungo repressa e la trasformazione in una donna consapevole, determinata e rappacificata col proprio passato.

Info: Tel: 06.89239515.   Prezzi: intero: 25€, ridotto: 15€ per under 35 e 18€ per over 65.

www.off-offtheatre.com

 

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UN NEMICO DEL POPOLO – spettacolo a Roma

Teatro Argentina

Largo di Torre Argentina 52, Roma

17/01/2020 – 26/01/2020

Massimo Popolizio dirige lo spettacolo di Henrik Ibsen, tradotto da Luigi Squarzina. Con: Massimo Popolizio, Maria Paiato, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Martin Chishimba, Maria Laila Fernandez, Paolo Musio, Michele Nani, Francesco Bolo Rossini, Flavio Francucci/ Luca Mascolo, Cosimo Frascella, Duilio Paciello, Francesco Santagada e Gabriele Zecchiaroli. Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale.

Applaudito da oltre 17.000 spettatori per 31 repliche nella scorsa stagione, torna sul palco dell’Argentina lo straordinario viaggio etico-politico del Dottor Stockmann.

Uno spettacolo intercettato dalla sensibilità del pubblico e della critica per la qualità dell’operazione, che replica la formidabile accoglienza dell’acclamato e pluripremiato “Ragazzi di vita”. Con il classico ibseniano Massimo Popolizio restituisce con slancio, modernità e senso della parodia lo scontro tra fratelli, la corruzione del potere e la contaminazione ambientale, temi ancora attuali in grado di parlarci del nostro tempo.

Lo spettacolo infatti racconta con spietata lungimiranza il rischio che ogni società democratica corre quando chi la guida è corrotto, e la maggioranza soggiace all’autorità pur di salvaguardare l’interesse personale. Dunque, un testo classico fortemente contemporaneo che Popolizio sceglie di ambientare non nella Norvegia del 1882, ma in un’immaginaria contea americana degli anni Venti. Nella cittadina è stato costruito uno stabilimento termale che rappresenta il riscatto per il territorio, offrendo lavoro agli abitanti di un paese depresso economicamente. Ma sorge un conflitto politico e morale che contrappone due fratelli: il medico Thomas Stockmann, interpretato dallo stesso Popolizio, direttore dello stabilimento, e il sindaco Peter Stockmann, una sublime e leggiadra Maria Paiato in abiti maschili.
Thomas scopre che le acque termali sono causa di inquinamento, Peter, politicamente insabbiatore, tenta invano di convincerlo che la sua denuncia porrà fine ai sogni collettivi di benessere.

Il racconto è popolato dai personaggi – dodici attori al fianco dei protagonisti, in costante equilibrio su note di tenerezza e umanità – che sembrano vivere in apparente armonia, ma la cui esistenza sarà irrimediabilmente “inquinata”, come le acque sulle quali si basa l’economia e la prosperità della cittadina.

Lo spettacolo – che prosegue il suo viaggio con una lunga tournée nei maggiori teatri italiani– vince un’enorme sfida, non scontata e con risultati d’eccezione: dare vita a un testo di fine Ottocento e far sì che incontri l’entusiasmo degli spettatori di oggi.

Scene: Marco Rossi; Costumi: Gianluca Sbicca; Luci: Luigi Biondi;
Suono: Maurizio Capitini; Video: Lorenzo Bruno e Igor Renzetti; Assistente alla regia: Giacomo Bisordi.

Info:  Orari: prima ore 21.00, martedì e venerdì ore 21.00, mercoledì e sabato ore 19.00, giovedì e domenica ore 17.00.     Durata: 1 ora e 50′.

www.teatrodiroma.net

 

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ISABEL GREEN – spettacolo a Roma

Teatro Brancaccino

Via Mecenate 2, Roma

16/01/2020 – 19/01/2020

Serena Sinigaglia dirige lo spettacolo da lei ideato, ispirato dal libro di Emanuele Aldrovandi, con Maria Pilar Pèrez Aspa. Produzione Atir Teatro Ringhiera, col sostegno di NEXT2017 e in collaborazione con Centro Teatrale Mamimò.

Isabel Green, una grande star di Hollywood, ha appena vinto il premio Oscar come “miglior attrice protagonista”. È sul palco del Dolby Theater, con in mano la statuetta che sognava fin da quando era bambina. Dovrebbe essere al massimo della felicità, ma dentro di lei qualcosa non va.

Mentre all’esterno cerca di dissimulare fingendo emozione e imbarazzo, dentro di lei un turbine di pensieri la porta lontano, in una dimensione solitaria in cui le riflessioni sulla propria vita si mescolano al tentativo di far fronte alla situazione attuale, in un parossismo tragicomico che la porta a rompere ogni convenzione sui “discorsi d’accettazione” e a mettere in discussione i cardini della sua stessa esistenza.

“Se non vi foste già imbattuti nel libricino del filosofo coreano Byung-Chul Han “La società della stanchezza” andate a procurarvelo: pochi euro, molta soddisfazione. Han descrive la nostra come la ‘società della stanchezza’. Non esiste più lo scontro-confronto tra padrone e operai, non c’è il nemico da abbattere, la rivoluzione da sognare. Datore di lavoro e lavoratore coincidono: siamo noi stessi. Noi ci imponiamo ritmi lavorativi ed esistenziali degni del peggior modello fordista, noi siamo al contempo schiavi e schiavisti. In eterna prestazione, il tempo, tutto il tempo, diventa produttivo, una catena perversa che pare inarrestabile. La conseguenza naturale di un siffatto stato di cose è una stanchezza enorme, paradossale, simile alla morte. Ecco allora spuntare nuove malattie quali la sindrome del ‘burn-out’. Depressi o isterici, comunque spossati e sfiniti.

Da queste premesse è nato Isabel Green. Volevo trovare un modo per parlare di questo tilt epocale. Farlo con leggerezza e ironia… Isabel è una super star di Hollywood. Bella, famosa, ricca e pure brava. Isabel ha atteso l’Oscar a lungo, come Di Caprio, e finalmente, come Di Caprio, lo ottiene con Life of Mother Theresa. Un sogno che si realizza, la tanto attesa consacrazione. Adesso può parlare davanti a milioni di persone. In mano, la statuetta d’oro dell’Oscar. Ma quello che dirà non sarà affatto quello che ci aspettiamo. Fino all’ultimo, anzi, anche dopo l’ultimo istante del discorso, Isabel ci sorprenderà e lentamente, tra una risata e una lacrima, scivoleremo, quasi senza accorgercene, dentro il paradosso delle nostre stesse vite. Quel paradosso che così bene descrive Han”. Serena Sinigaglia

Musiche originali: Pietro Caramelli; Scene: Maria Spazzi; Disegno luci: Alessandro Barbieri; Voce fuori campo: Gianluigi Guarino; Assistente alla regia: Giorgia Aimeri; Asssistente alla scenografia: Clara Chiesa, Erika Giuliano, Marta Vianello.

Info:  Biglietto: 18,00 €.     Prevendita su Ticketone.it e presso i punti vendita tradizionali.     Tel 06 80687231.

www.teatrobrancaccio.it

 

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IN PIEDI NEL CAOS – teatro a Milano

Teatro Elfo Puccini – Sala Fassbinder

Corso Buenos Aires 33, Milano

16/1/2020 – 2/2/2020

Elio De Capitani dirige lo spettacolo di Véronique Olmi, tradotto da Monica Capuani. Con: Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Carolina Cametti, Marco Bonadei. Produzione Teatro dell’Elfo.

Mentre in Cecenia infuria una sporca e inenarrabile guerra, Yuri torna dal fronte con una gamba disfatta. Sua moglie Katja tenta di riportarlo alla vita e al desiderio, di ricostruire la coppia negli spazi angusti di una ‘kommunalka’, l’appartamento che condividono con un bizzarro microcosmo. L’anima della casa è Babushka, erede degli ex-proprietari, spediti in Siberia in epoca bolscevica, oggi ridotta a vendere per strada i libri della sua biblioteca; oltre all’anziana donna ci sono il padre di Yuri, malato terminale ma con una pensione indispensabile a tutti, una coppia misteriosa di guardiani notturni e infine Grisha, un punk dai molti traffici misteriosi.

“Ho posto agli attori questa domanda: «quanta forza ci vuole, in certe situazioni, per non crollare?». «Cercartela, trovatela in voi», ho chiesto. «Trovate la disperazione, la forza, la speranza».
Ho chiesto allo scenografo Carlo Sala uno spazio reale, concreto, ma che potesse trasformarsi oniricamente. E abbiamo cercato la metamorfosi della luce – di cui parla Babuska – e il potere evocativo e poetico delle sonorità del punk moscovita.

Da tutto questo nasce l’impressionante energia – emotiva, fisica, dei sentimenti – di questo mio ultimo lavoro ed è proprio la capacità degli attori di restituire la forza vitale che emana dai personaggi, anche i più fragili, che ci conquista. Personaggi terribili, intensi e magnifici per artisti che il pubblico ha molto amato in tanti spettacoli dell’Elfo: Cristina Crippa accanto a Carolina Cametti, Angelo Di Genio e Marco Bonadei.

È una storia d’amore, sullo sfondo della guerra: amore estremo, indomabile, intessuto di segreti e di resistenza individuale, che riassume in sé due secoli di storia russa, che ci strazia e ci emoziona rivelandoci come il desiderio d’avvenire possa farci rialzare in piedi anche quando ci sembra di aver toccato il fondo dell’inferno.

Così Angelo Di Genio, che qui è Yuri, potrà di nuovo desiderare la vita, come il suo Prior nel finale di Angels in America. Come ci riuscirà Katia? Difficile da immaginare, fino all’ultimo minuto.
Elio De Capitani

Scene e costumi: Carla Sala; suono: Giuseppe Manzoli; luci: Nando Frigerio; assistente alla regia: Alessandro Frigerio. Spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT 2019/20.

Musica: Phantasmagoria – Ja Gledam Svojim O’ima; Grazhdanskaya Oborona – Ya bespolezen; Kommunizm – Svad’ba, svad’ba u menya; G. I. Gurdjieff – Chant from a Holy Book; Kommunizm – Nebo tsveta myasa; Grazhdanskaya Oborona – Ne Nado; Yuri Morozov – An Aria of Devil; Grazhdanskaya Oborona – Moyo opisaniye menya berezhot; Yuri Morozov – Violet Vibration.

Info:   Orari: martedì_sabato 21:00, domenica: 16:30.   Durata: 135′ + intervallo.     Prezzi: intero € 33; martedì posto unico € 22, rid. <25 anni – >65 anni € 17.50, under 18 € 13.50 / scuole € 12.

www.elfo.org

 

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FATTORIA (LIBERI DI ESSERE SCHIAVI) – spettacolo a Roma

Teatro Cometa Off

Via Luca della Robbia 47, Roma

15/01/2020 e 19/01/2020

Dopo il successo riscosso nell’anteprima al Premio Dante Cappelletti di dicembre 2019 la Compagnia Sofia Amendolea presenta la prima nazionale della versione in lingua italiana dello spettacolo, vincitore di quindici premi internazionali, scritto e diretto da Paolo Alessandri, liberamente ispirato a “Animal Farm” di G. Orwell, con Sophia Angelozzi, Ilaria Arcangeli, Alessandra Barbonetti, Selena Bellussi, Lucrezia Coletti, Daniele Flamini, Gabriele Namio e Vincenzo Paolicelli. Produzione: Compagnia Sofia Amendolea in collaborazione con Legge 180 Teatro.

Ascesa e Declino di una Democrazia Contemporanea: Otto animali, diversi per carattere e razza, si trovano a vivere in stato di schiavitù. Sottoposti al comando del fattore, disprezzati e abusati, decidono di unirsi per dare vita alla rivoluzione, con l’intento di conquistare la libertà. Riuscendo nel loro intento si troveranno a sperimentare la democrazia, fino ad allora perfetta sconosciuta. Si rende necessario darsi delle regole. Ma lagestione malsana della fattoria “democratica”, che vede emergere la figura del maiale come leader intellettuale, li trasformerà nuovamente in vittime. Da qui l’umanizzazione, vista come vera e propria traslazione negativa, degli inconsapevoli protagonisti.

L’evoluzione porterà i nostri personaggi a dover prendere drastiche soluzioni ai problemi che intanto continuano a sorgere: violando le regole della Rivoluzione, uccidendo, giustiziando. Si insinua lentamente la presa di coscienza del fallimento, che genererà senso di colpa verso gli eroi della Rivoluzione e verso sé stessi. Ormai tutto è cambiato, ma al contempo tutto tornerà ad essere come prima della Rivoluzione. I maiali, forti della loro intelligenza, hanno vinto sui compagni più deboli, rendendo gli altri liberi, sì, ma per la precisione liberi di essere schiavi.

Le piantagioni di cotone incontrano la fattoria di Orwell “Per rendere sin da subito chiara la condizione di schiavitù dei protagonisti, che si ritrovano a vivere una realtà che li costringe al lavoro ed alla privazione di qualsiasi diritto. Il cast ha lavorato sullo stato emotivo e fisico degli afroamericani schiavi nei campi di cotone, o condannati ai lavori forzati negli istituti detentivi del Nord America, che per farsi forza e non cedere alle crudeltà a cui erano sottoposti intonavano “a cuore aperto” le Negro Prison Songs (documentate da Alan Lomax nel 1940 presso il tristemente noto Penitenziario Statale ‘Parchman Farm’).

Lo spettacolo parte proprio da qui: dagli attori che, con posture animali, intonano gli stessi canti per sopravvivere alla “Fattoria”, e da mesi di scrittura scenica basata su improvvisazioni corporee e verbali, ispirate al romanzo di G. Orwell “Animal farm”, pubblicato il 17 Agosto del 1945. Una lungimirante opera letteraria che sfrutta il parallelo “Essere Umano // Essere Animale” per smascherare le miserie e le crudeltà di coloro che, una volta raggiunta la libertà, cedono alla corruzione del potere. Questa “Corruzione”, che in Orwell diventa crudele Satira Sociale, è il cuore centrale dello Spettacolo. Tramite un uso audace di corpi, suoni, voci ed immagini, che rimandano a concreti “animali umanizzati”, “Fattoria” mostra al pubblico uno scenario suggestivo, drammatico, emozionante: dando corpo e voce ai ruoli antagonistici di “Essere Umano” ed “Essere Animale”. Ruoli che, dapprima contrapposti, finiscono col venire fusi, dando alla luce una nuova, spaventosa Creatura: Il Libero schiavo. Ovvero quel cittadino libero che, ormai assuefatto alla democrazia, cede pezzi della propria libertà in cambio di “rassicurazione”.

Perché riscoprire Orwell oggi? Il dramma metaforico del dopoguerra Orwelliano e le nuove fragilità della Democrazia Contemporanea. La risposta che la Compagnia propone a questa domanda trova risvolti originali, radicati nelle cronache recenti del terzo millennio. L’intento dello spettacolo è mettere in risalto la lotta per la libertà e la corruzione della democrazia, contestualizzando l’azione scenica all’interno del panorama mondiale attuale, in cui le democrazie europee ed extra-europee tendono sempre più al Nazionalismo ed al Totalitarismo, tanto odiato e combattuto in passato. Le proposte di costruire nuovi muri e di consolidare confini culturali egeografici esaltano l’esclusione del diverso, dell’estraneo, dello straniero. “Fattoria” porta in scena una società che si affaccia pericolosamente su nuovi panorami “di esclusione”.

La riscrittura di un classico della letteratura inglese, riattualizzato e messo in scena sotto forma di pièce teatrale, vuole creare un link a “contenuti passati” che rischiano, se prestiamo attenzione alle recenti cronache, di tornare tristemente attuali”.   Paolo Alessandri

Costumi: Monica Raponi; Organizzazione: Ramona Genna.

Info:  Dal martedì al sabato ore 21:00 – domenica ore 18:00.   Tel. 0657284637.      Biglietti: Prezzo intero 12,50 €.   Durata:75 minuti.

www.cometaoff.it

 

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L’ ENIGMA DELL’ AMORE – spettacolo a Roma

Off/Off Theatre

Via Giulia 19-20-21, Roma

14/01/2020 e 19/01/2020

La Compagnia Mauri Sturno Srl presenta lo spettacolo di Saverio Aversa e Fabio Grossi, in memoria di Karl Heinrich Urlichs, con la partecipazione in video di Leo Gullotta.

L’anziano Urlichs è malato, moribondo nel suo letto nella mansarda di palazzo Persichetti a l’Aquila. La stanza è luminosa, bianca. Il protagonista si alza stancamente dal letto. E’ nudo. Con un ritorno di forze comincia a vestirsi ed è come se ringiovanisse lentamente mentre comincia a parlare e a raccontare episodi della sua vita: ricordi, brani di lettere ai familiari, brani dei suoi saggi con le teorie da lui avanzate, suggestioni e amori. Sulle pareti scorrono immagini evocative. Un altro attore darà vita per pochi istanti, una dopo l’altra, ad alcune figure maschili che lo hanno attratto e che ha amato, per un attimo, per un’ora, per un periodo. L’amore per l’ussaro Andreas per esempio lo suggella con questi versi: La tua mano nella mia posava combaciando gentilmente; il tuo sguardo sosteneva il mio affascinato; eri così pieno di grazia e bello!”.

Karl Heinrcich Urlichs è stato il primo della storia a fare coming out nel 1862 ed è il pioniere del movimento LGBT .

Questo atto unico teatrale vuole rendere omaggio e ricordare, per la prima volta in Italia su un palcoscenico, uno studioso coraggioso che, in un’epoca lontana, dedicò la sua vita e le sue energie alla sconfitta dei pregiudizi e delle persecuzioni verso i differenti in genere e le persone omosessuali in particolare.

Urlichs affermava: ”L’oppresso e il maltrattato non riconoscono alcun diritto di oppressione per pura forza, né un diritto di maltrattamento. Quindi la nostra posizione è ovunque dalla parte dell’oppresso e del maltrattato, che si chiami polacco, hannoveriano, ebreo, cattolico o che sia una creatura innocente considerata ‘spregevole’ dalla gente perché è talmente immorale da essere nata al di fuori del vincolo coniugale, così come noi eravamo talmente immorali da essere nati con una natura urninga…”.

Info:  Biglietto: 26,50 €.   Atto unico teatrale.

www.off-offtheatre.com

 

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BARBABLÙ – spettacolo a Marsala

Teatro Sollima

Via Teatro, Marsala

17/1/2020

Moni Ovadia dirige lo spettacolo di Costanza Di Quattro tratto dalla favola di Perrault, con il poliedrico artista-cantastorie siciliano Mario Incudine, di cui sono anche le musiche eseguite dal vivo da Antonio Vasta.

Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, in collaborazione con Teatro “Leonardo Sciascia” di Chiaramonte Gulfi (RG), Teatro “Nino Martoglio” di Belpasso (CT), Teatro Pubblico Ligure, Asc Production, Videobank.

Marianella Bargilli, Roberta Caronia, Lella Costa, Elisa Di Dio, Mirella Mastronardi, Elisabetta Pozzi, Amanda Sandrelli, Silvia Siravo, Pamela Villoresi hanno prestato le voci alle donne di Barbablù.

“Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia.”  Franz Kafka

Questa è una favola antica, un racconto marcatamente noir i cui contorni rosso sangue attraggono e ripugnano al contempo, una favola vera, immersa fra castelli incantati e chiavette magiche, amori infiniti e amori tragicamente distrutti. In un posto senza spazio, in un tempo che non c’è, Barbablù si racconta a noi attraverso un delirio surreale di lucida follia. Diverso da quello che la letteratura ci ha propinato negli anni, questo Barbablù si apre e si confida, racconta di essere stato e di continuare ad essere.

Lui, nella sua essenza di uomo, di bambino ferito, di amante frustrato, di figlio non amato. Lui, uomo del suo tempo per ogni tempo. Eterno insoddisfatto, cruento assassino, instancabile amante.

Un intenso monologo che racconta la storia del cattivo per eccellenza, i sette amori vissuti, le sette vite distrutte fino all’ultima, l’unica per la quale valeva la pena fermarsi. E non solo alla favola si attiene il racconto. La verità permea l’andamento dello spettacolo; la verità storiografica di un personaggio realmente esistito il cui nome echeggia ancora nel mondo sotto il ricordo fantastico di Barbablù.

“Barbablù è un topos della cultura occidentale e non solo. Più e più volte raccontato a cominciare dalla favola di Perrault. La sua vicenda è stata rappresentata in molteplici forme artistiche. Questa volta la scrittrice e drammaturga Costanza del Quattro ha scelto di rappresentarla con una scrittura intensa che alterna espressività cruda a momenti di lirismo nella forma di un monologo/confessione affidato ad un interprete prodigioso, Mario Incudine, che alterna la recitazione narrativa al canto, alle forme del cunto della tradizione siciliana di cui Incudine è maestro. La scelta di affidare ad un simile uomo di teatro il ruolo orienta l’impostazione registica.

Sul palco insieme al protagonista un musicista, Antonio Vasta, un formidabile polistrumentista che incarna e riverbera nel suo agire musicale le emozioni, le pulsioni e i deliri e li restituisce incessantemente con una scarna ritualità. La scena è immersa in un clima “gotico” e le donne di Barbablù sono istallazioni/simulacri ideati da Elisa Savi a significare che il femminicida per antonomasia non può concepire l’identità femminile nella sua dignità, non può pensare una relazione con il mondo femminile ma solo sottomissione ad uno schema costruito da lui in modo ossessivo nel quadro del suo inopponibile dominio. Il flusso tumultuoso della confessione di Barbablù – che si concede talora all’intimismo di fronte alla memoria dell’unica donna amata, Iris, bellissima, dolcissima, sottomessa, perfetta, che cionondimeno lui uccide per averla sua per sempre – si alterna a tre momenti di straniamento attraverso i quali, uscendo di scena, il “mostro” si riconosce come tale e ci ammaestra sulla cultura che genera i Barbablù e continua a generarli.”     Moni Ovadia

Mario Incudine porta in giro per il mondo la sua arte made in Sicily in cui confluiscono la sua passione per la musica e quella per il teatro e la scrittura. In ambito musicale, è uno dei personaggi più rappresentativi della nuova world music italiana, con al suo attivo album pluripremiati e distribuiti in tutta Europa.

Scene e costumi; Elisa Savi; Luci: Daniele Savi; Regista collaboratore: Giampaolo Romania; Fotografie: Max Valle.

Info: Orari: 21:00. Biglietti: 15 euro Platea e Palchi; 8 euro Loggione.  Acquisto biglietti: www.ticketone.it e presso l’Agenzia “I Viaggi dello Stagnone” di via Dei Mille.

Altre date in Sicilia: 18 gennaio VICARI (Teatro Comunale), 19 gennaio VILLAFRATI (Teatro del Baglio), 28 febbraio FAVARA (Teatro Comunale), 29 febbraio AGRIGENTO (Teatro Posta Vecchia).

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IO, MAI NIENTE CON NESSUNO AVEVO FATTO – teatro a Milano

Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo 14, Milano

14/1/2020 – 26/1/2020

La compagnia Vuccirìa Teatro, conosciuta anche oltreoceano, presenta un dramma di travolgente impatto emotivo, in una Sicilia ancestrale corrosa dal sole e dalla povertà.

Joele Anastasi cura drammaturgia e regia. Con Joele Anastasi, Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano. Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

Giovanni e Rosaria sono cugini cresciuti come se fossero fratello e sorella, insieme vivono i primi turbamenti, le prime gioie e i primi drammi. Chiusi nella loro stanza, giocano per cancellare la solitudine atavica di una famiglia senza padri e, con la musica a tutto volume, ballano perché il mondo per loro non è altro che uno spartito di note da danzare. Nella sala da ballo, in cui la stessa Rosaria lo trascina, Giovanni scopre l’amore attraverso gli occhi ambigui e violenti e il corpo pulsante e focoso di Giuseppe, insegnante di danza. Dietro le persiane è nascosto però un paese che spia, giudica e non vive.

I protagonisti tentano di combattere il loro destino, sognando lei di lasciare quell’isola che li culla e li affoga, lui di amare liberamente un uomo. Come in una tragedia antica in cui va espiata la colpa di chi si ribella, così il giovane puro affronterà violenza e crudeltà, proprio lui che “mai niente con nessuno aveva fatto…”

Scene e costumi: Giulio Villaggio; Light designer: Joele Anastasi; Aiuto regia: Nicole Calligaris; Foto: Dalila Romeo; Video: Davide Marucci; Graphic designer: Giuseppe Cardaci.

Info: Orari: martedì 14 h 19:30, mercoledì 15 h 20:15, giovedì 16 h 20:30, venerdì 17 h 21:00, sabato 18 h 20:00, domenica 19 h 16:45.   Durata: 55 minuti.   Biglietti: Intero 15€; under26 13€; over65 15€.

www.teatrofrancoparenti.it

 

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