LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE – teatro a Milano

Piccolo Teatro Strehler

Largo Greppi 1, Milano

22/02/2020 – 28/02/2020

Declan Donnellan dirige lo spettacolo di Thomas Middleton che ha adattato insieme a Nick Ormerod. Con: Ivan Alovisio, Marco Brinzi, Fausto Cabra, Flavio Capuzzo Dolcetta, Christian Di Filippo, Raffaele Esposito, Ruggero Franceschini, Pia Lanciotti, Errico Liguori, Marta Malvestiti, David Meden, Massimiliano Speziani, Beatrice Vecchione, Marouane Zotti.

Coproduzione: Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Salutato nella scorsa stagione da un successo straordinario di pubblico e di critica, torna in scena a Milano, prima di partire nuovamente alla volta di una prestigiosa tournée internazionale lo spettacolo con cui il britannico Declan Donnellan ha fatto riscoprire all’Italia l’autore barocco inglese Thomas Middleton.

In una non meglio precisata corte italiana, Vindice e Ippolito, figli di Graziana e fratelli di Castiza, si incontrano davanti al Palazzo del Duca. Vindice – come dice il nome – desidera vendicare a qualunque prezzo la morte della promessa sposa Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca poco prima delle nozze. Per riuscire nel suo ardito piano, dovrà travestirsi ed assumere i tratti dell’adulatore, entrando così nelle grazie dei potenti. Da quel privilegiato punto di osservazione, avrà modo di osservare come il tarlo della corruzione non solo sia inscindibile dal potere, ma abbia purtroppo iniziato anche a intaccare i membri della sua stessa famiglia…

È questo lo spunto che consente a Thomas Middleton, nei primi anni del Seicento, di costruire un dramma teatrale che è soprattutto una riflessione sugli intrighi, la corruzione, l’ipocrisia e la violenza connaturate nella vita politica del suo tempo.

Maestro del teatro shakespeariano e delle sue riletture in chiave contemporanea, Donnellan punta i riflettori sull’ironia “nera”, sul paradosso, sulla febbrile malinconia che avvolge i personaggi, valorizzando, anche grazie a una divertente chiave “pulp” e a una colonna sonora travolgente, le straordinarie consonanze del testo originale con il nostro presente.

Versione italiana: Stefano Massini; Scene e costumi: Nick Ormerod; Luci: Judith Greenwood, Claudio De Pace; Musiche originali: Gianluca Misiti; Regista assistente: Francesco Bianchi; Collaboratore movimenti di scena: Alessio Romano.

Info: Tel. 02 42411889.   Lo spettacolo del 22 febbraio 2020 è sopratitolata in inglese. Sopratitoli: Prescott Studio.

www.piccoloteatro.org/it

 

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ANTIGONE – teatro a Milano

Teatro Carcano

Corso di Porta Romana 63, Milano

20/02/2020 – 01/03/2020

Laura Sicignano dirige la tragedia di Sofocle, Con Sebastiano Lo Monaco, Lucia Cammalleri, Egle Doria, Luca Iacono, Silvio Laviano, Simone Luglio, Franco Mirabella, Barbara Moselli e Pietro Pace. Produzione Teatro Stabile di Catania

All’indomani di una guerra civile, Creonte, re di Tebe, deve riportare la pace tra le macerie attraverso un editto: il sovrano condanna a rimanere insepolto il cadavere di Polinice, uno dei fratelli contendenti.

Creonte come nuovo regnante è consapevole che il suo dovere ora è sancire il confine tra vincitori e vinti, tra buoni e cattivi, scrivendo la Storia con la Ragion di Stato e sradicando ogni possibile focolaio di ribellione.

Si oppone a queste leggi una giovane, Antigone, senza odio personale, in nome di una giustizia umana che precede e supera le leggi.

Antigone è la diversa e l’eccezionale: come figlia di un incesto, per il destino di profuga a cui la condanna il padre cieco Edipo, per essere sorella di due fratricidi, per la forza della sua ribellione femminile. È lei a scatenare il conflitto irrisolvibile con Creonte, ponendosi perciò in pieno nel destino tragico che ha contrassegnato la stirpe dei Labdacidi.

La pietas di Antigone la pone ora come estranea alle leggi della città, in diretto contatto con le leggi degli dèi e dei morti. Madonna pagana piangente sul corpo del fratello, celebra il rito e diventa pericolosamente anarchica. Creonte e Antigone si fronteggiano in enormi solitudini, a costo di perdere ogni felicità.

“La scelta di Antigone mi appare necessaria qui e ora: affrontare il mito in una terra – la Sicilia – che si è nutrita di grecità e che si dibatte quotidianamente tra potere e strapotere, ribellione e anarchia, eroi del bene e del male, fiera di un’identità frutto di una stratificazione di popoli.

Per riflettere su questi temi e renderne l’universalità, miei primi compagni di viaggio saranno un attore siciliano di tradizione classica – Sebastiano Lo Monaco – nei panni di Creonte, contrapposto ad un’Antigone – Barbara Moselli – che pur provenendo da una scuola classica, si è mossa spesso nei teatri di frontiera. Accanto, attori concreti e creativi, capaci di padroneggiare corpo e parola, provenienti dalla Sicilia, ma con esperienze nazionali alle spalle.

Il testo viene asciugato, l’azione e la relazione sono privilegiate rispetto alla dizione. La drammaturgia si intreccia con il suono e la musica dal vivo.

Lo spazio astratto e visionario richiama macerie di palazzi sventrati, evoca scenari mediorientali di guerre infinite, tecnologia e miseria. Qui si contrappongono la parola del potere e quella della ribellione, la pietas dei giovani – che giunge agli estremi del cupio dissolvi – contro la Ragion di Stato degli adulti.

Da Sant’Agostino a Leibniz, da Voltaire ad Hannah Arendt, l’idea del male minore ha percorso il pensiero morale occidentale. Antigone, nel momento in cui si affaccia alla vita adulta, preferisce trasformarsi in martire in nome di una radicale negazione del mondo. I giovani di questa tragedia si immolano. Il vuoto dei padri inghiotte quello dei figli, in un vortice che implode davanti agli occhi del mondo.

Tutti i personaggi invocano gli dèi, ma non arriverà alcun deus ex machina a riportare la pace”.     Laura Sicignano

Traduzione e adattamento: Laura Sicignano e Alessandra Vannucci; Scene e costumi: Guido Fiorato; Musiche originali eseguite dal vivo: Edmondo Romano; Luci: Gaetano La Mela.

Info: Tel. 02 55181377 – 02 55181362.

www.teatrocarcano.com

 

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APOLOGIA – teatro a Milano

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare)

Corso Buenos Aires 33, Milano

25/02/2020 – 01/03/2020

Andrea Chiodi dirige una commedia profonda e divertente di Alexi Kaye Campbell, tra gli autori più originali e importanti della scena anlgosassone, con: Elisabetta Pozzi, Alberto Fasoli, Christian La Rosa, Francesca Porrini e Martina Sammarco. Produzione: Centro Teatrale Bresciano – Teatro Stabile di Catania.

In Inghilterra, Kristin Miller è una colta sessantenne, esperta di storia dell’arte, in gioventù militante della sinistra radicale e da sempre politicamente impegnata.
È madre di due figli: Peter, un banchiere e Simon, un romanziere fallito. Ha con loro un rapporto difficile, la sua schiettezza quasi brutale e la sua tendenza alla critica mordace sembrano pregiudicare irrimediabilmente la serenità familiare.

Nell’occasione del suo compleanno è prevista nella sua casa di campagna una cena che la riunirà dopo molto tempo con i figli, affiancati dalle rispettive compagne: Claire, attrice inglese di soap opera e Trudi, la nuova fidanzata americana di Peter, che Kristin ancora non conosce. Completa la compagnia Hugh, disincantato e ironico omosessuale, coetaneo e amico di vecchia data della padrona di casa.

Tra incomprensioni, antiche ruggini e dialoghi taglienti pieni di humour britannico si dipana la turbolenta storia di una famiglia, fatta di scomode verità domestiche, di grandi speranze e altrettanto cocenti disillusioni, fino a una sorprendente, emozionante conclusione.

Traduzione: Monica Capuani, Scene: Matteo Patrucco, Costumi: Ilaria Ariemme, Musiche: Daniele d’Angelo, Luci: Cesare Agoni.

Info:   Orari: marted’ – sabato h 20:30, domenica h 16:00.   Prezzi biglietti: intero 33 euro / martedì posto unico 22 euro / rid. <25 anni – >65 anni 17.50 euro/ under 18 euro 13.50 / scuole  12 euro.    

www.elfo.org

 

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GIROTONDO – RIFFA D’AMORE PER OTTO PERSONAGGI – spettacolo a Roma

Teatro Trastevere

Via Jacopa de’Settesoli 3, Roma

27/02/2020 – 01/03/2020

La Corporazione in collaborazione con l’Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta lo spettacolo diretto da Flaminio Perez, ispirato all’opera dello scrittore e drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler. Con: Giulio Bellotto, Emanuele Galluccio, Michela Giudici e Alice Guarente.

“È impossibile dire cosa sia l’amore. Noi ci giriamo solo attorno. Giro giro tondo. Casca il mondo. Com’è l’amore oggi, qui, per tutti quelli che ci sono intorno? Cosa fanno quando vivono l’amore? Giro giro tondo. Casca la Terra. Tutti giù per terra. Prima di sdraiarsi gli uni tra le braccia degli altri, come si comportano uomini e donne? Arthur Schnitzler ce ne ha dato una versione Vienna fin de siècle. Noi parliamo per il 2020. Quattro uomini e quattro donne colti sul punto di accoppiarsi ci rendono un’istantanea del nostro modo di amare, o forse della nostra incapacità a farlo. Sono quattro corteggiamenti nelle loro varie sfumature: erotico, queer, impacciato, osceno e tante altre situazioni che avete già immaginato – o magari, vissuto. Gira e rigira, sempre di amore parliamo. Una storia circolare per girarci intorno. Girotondo.”

Lo spettacolo parla di relazioni amorose con un occhio all’approccio sistemico-relazionale e alle teorie di co-costruzione delle relazioni di Gregory Bateson.

“Nelle scene di coppia che presentiamo sono altrettanto protagonisti gli osservatori esterni e gli attori interni, e le relazioni vengono ridefinite ogni volta a partire dal contesto e dai ruoli sociali in gioco”. Ruoli sociali che si ispirano a quelli che Schnitzler scrisse nel 1900, qui adattati alla contemporaneità: un politico, una segretaria, un rampollo, moglie e marito, un ragazzino, una cantante ed una prostituta si inseguono, si cercano, si intrecciano, si confondono, si innamorano e si disamorano. La scelta di soli quattro attori in scena – anzichè i 10 della scrittura originale – di elementi scenografici e di costume essenziali, di momenti di autoriflessione dei personaggi in forma di monologhi originali -ed assenti dal testo di Schnitzler – prende le distanze dai facili ammiccamenti in favore di una ricerca individuale e collettiva sulle possibili declinazioni non solo delle relazioni sentimentali, ma anche delle dinamiche potere, dell’ambiguità dei ruoli, degli stereotipi di genere.

Info: Tel: 065814004.   Dal 27 al 29 febbraio ore 21:00, il 1 marzo ore 17:30.   Prevista tessera associativa.

www.teatrotrastevere.it

 

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SHERLOCK HOLMES E I DELITTI DI JACK LO SQUARTATORE – spettacolo a Roma

Teatro Sala Umberto

Via della Mercede 50, Roma

18/02/2020 – 08/03/2020

Ginevra Media Mroduction srl presenta lo spettacolo di Helen Salfas basato sugli scritti e i personaggi di sir Arthur Conan Doyle, diretto da Ricard Reguant. Con: Giorgio Lupano, Francesco Bonomo, Renato Cortesi, Giada Lorusso, Tommaso Minniti, Giulia Morgani, Emiliano Ottaviani, Barbara Folchitto e Luciano Roman e la partecipazione di Rocío Muñoz Morales.

Non tutti forse sanno che nel 1888 Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, fu chiamato più volte da Scotland Yard ad offrire la sua consulenza a proposito degli efferati delitti che in quegli stessi anni coinvolgevano la Londra Vittoriana.

Il noto scrittore scrisse a Scotland Yard le sue intuizioni e le sue congetture a proposito dell’identità del famoso serial killer, soprannominato Jack lo squartatore. Molti di questi scritti sono stati ritrovati da Hellen Salfas (in realtà uno pseudonimo dietro il quale si nasconde la penna di un notissimo drammaturgo inglese) e utilizzati per la stesura di questa originale pièce di teatro che unisce la fantasia di un personaggio inventato, ma noto in tutto il mondo, come Sherlock Holmes con la realtà di uno dei più crudeli assassini di quegli anni.

L’accostamento, seppur azzardato, è di certo molto intrigante e sorprendente, tanto che più di una volta il grande cinema ha raccontato in almeno due pellicole questo coinvolgente accostamento, Murder by degree di Bob Clark (noto in Italia con il titolo di Assassinio su commissione) con due grandi attori come Cristopher Plummer e James Mason e A study in terror (Sherlock Holmes: notti di terrore) dove il grande detective viene chiamato ad investigare sui misteriosi delitti di Whitechappel seguendo proprio il sentiero e gli indizi realmente indagati e analizzati da Scotland Yard in quegli anni.

Ricard Reguant, già regista di “Dieci piccoli indiani”, che da tre stagioni continua le repliche italiane con successo di pubblico e critica, ha adattato e diretto per il Teatro Apolo di Barcellona questa nuova ed originale avventura, mai vista sino ad ora sul palcoscenico, ricreando i personaggi dalla penna di Conan Doyle, apportando una freschezza e modernità nei linguaggi e nei contenuti avvicinando così Sherlock Holmes anche alle nuove generazioni che da diversi anni, oramai, seguono i nuovi restyling cinematografici e televisivi sulla figura di Sherlock e del Dott. Watson.

Nel 2018 sono stati celebrati i 130 anni da quando è stato pubblicato il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sul famoso detective. Più di un secolo dopo Sherlock è più vivo che mai con 3 serie televisive, film d’azione con attori internazionali, cartoni animati e numerosi studi sulle applicazioni della logica impiegata dall’autore nelle indagini criminali moderne. Questo significa che il personaggio di Holmes ha oltrepassato l’epoca e la letteratura per trasformarsi in un’icona moderna dove le sue storie non sono più meri gialli polizieschi ma entrano nella realtà di tutti i giorni sollevando domande sul potere politico, investigativo e sociale.

Nel 1888 nel quartiere di Whitechappel a Londra, una serie di terribili omicidi che coinvolgono giovani prostitute sta scuotendo l’opinione pubblica. L’ispettore Lestrade, disperato per la situazione e la pressione della stampa dell’epoca, decide di presentarsi al 221 B di Baker Street per ingaggiare il famoso detective Sherlock Holmes che, insieme all’inseparabile Dr. Watson, inizierà le indagini per dare un volto e smascherare il terribile assassino soprannominato Jack Lo Squartatore. Durante le indagini incontreranno la famosa spia Irene Adler che si unirà a loro. Avventura e suspense costituiranno il mix esplosivo che li porterà a scoprire una verità molto più sconvolgente di quella che loro stessi potessero immaginare.

Adattamento: Ricard Reguant e Cata Munar; Traduzione: Gianluca Ramazzotti.

Info:   Tel: tel.06.6794753.   Dal martedì al sabato ore 21:00, domenica ore 17:00, mercoledì 26 febbraio, sabato 7 marzo ore 17:00, sabato 29 febbraio ore 17:00 e ore 21:00.     Prezzi da 19 a 34 euro.

www.salaumberto.com

 

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FLUID – spettacolo a Roma

FLUID – spettacolo a Roma

Teatro Studio Uno (Sala Teatro)

Via Carlo Della Rocca 6, Roma

20/02/2020 – 23/02/2020

Franca Battaglia porta a teatro uno spettacolo diretto da Ilaria Migliaccio che ne cura anche l’idea scenica e le luci. Con il Collettivo F.B.T. composto da: Monica Bandella, Giulio Bruno, Monica L’Erario, Luigi Milone, Martha Mirabelli, Laura Radduso, Valentina Santucci.

“Fluid è qualcosa che scorre liberamente e senza ostacoli, è ribellione alle gabbie imposte dalla società, è trasformazione, è ritrovarsi, è riconoscersi nell’altro, è scandalizzare col sentimento, perché il vero scandalo è altrove”.

Lo spettacolo è nato dal percorso laboratoriale permanente tenuto dalla regista Ilaria Migliaccio che porta in scena, insieme a sette allievi attori, una riflessione profonda sull’identità di genere.

È un palazzo che sta per essere colpito da un meteorite staccatosi da Marte. Sono i suoi abitanti a renderlo un luogo speciale, ognuno con la propria etichetta che la società gli ha cucito addosso: il travestito, il gay, la donna resiliente, l’uomo etero deviante, il transessuale, l’omosessuale bipolare, la cyborg. Sette vite che traboccano di meraviglia e parole, di silenzi e dolore, di rabbia e ironia. Alcune vite raccontano di storie realmente accadute. Altre sono totalmente inventate, ma talmente vere da sembrare realmente vissute.

In scena le case segnate a terra da scotch bianco, disegneranno lo spazio privato di ogni personaggio. Le finestre, lo spazio pubblico. I confini verranno abbattuti, mescolati, superati… anche quelli con lo spettatore, che sarà invitato a interagire, la loro sarà una rivoluzione oltre le definizioni che incastrano in azioni sempre uguali.

La medicina, le scienze, la società definiscono, intervengono, forzano quello che, per loro, non è naturale, normale. Temono il diverso che sfugge al loro controllo. E allora gli abitanti di Fluid sfuggiranno. Prendendosi poco a poco il loro spazio nel mondo. Per essere divergenti, espandersi, dilagare oltre le regole imposte.

Info:   Tel: 3494356219 – 3298027943.   Biglietto ingresso 12 euro. tessera associativa gratuita.   Orari spettacoli: da giovedì a sabato ore 21:00, domenica ore 18:00.

www.teatrostudiouno.com

 

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RISONANZA 448 HZ – spettacolo a Roma

Teatro Studio Uno

Via carlo della rocca 6, Roma

20/02/2020 – 23/02/2020

Teatro concerto di e con Daniele Casolino e Elena Lunghi. Una rilettura dell’opera “Psicosi delle 4.48” della drammaturga inglese Sarah Kane che travalica l’interpretazione del testo per restituirla in pentagramma musicale risonante a 448 HZ. Un teatro musicale in forma di reading.

448 HZ è la frequenza che le dottrine new age attribuiscono al chakra del terzo occhio, la stessa frequenza in cui Sarah Kane oscilla tra il dentro e il fuori, tra il corpo e l’anima, se un’anima esiste. Un musicista/regista e un’attrice/interprete che si mettono fianco a fianco nella lettura del testo, in primis, e nella domanda di come tale testo possa essere messo in scena. Ecco quindi la sorpresa di vedere apparire davanti ai nostri occhi un’opera che si mette in scena, si auto-esprime, quasi a rifiutare ogni forma di teatralità, pur rimanendo necessariamente ed urgentemente da rappresentare.

Il risultato è un dramma contemporaneo in forma di concerto, come una volta succedeva nel melodramma, dove dismesse le pomposità sceniche dell’opera, si scopriva il valore del testo musicale in sé togliendo la messa in scena.

Luci fisse, tre microfoni, attrice e musicista in scena, alla ricerca del suono della/e voce/i di Sarah Kane nell’impossibilità di restituire in dramma, in scena, il dramma personale e collettivo di una società malata d’amore ed egosimo, voracità dell’altro e narcisismo, prolissità verbale e incomunicabilità.

Nella sperimentazione di questa messa in scena, si scopre così per caso che alla frequenza di 448 HZ sarebbe attribuita, da nuove ricerche scientifiche legate alla meccanica quantistica, la dote o meglio il range dove avverrebbe la rigenerazione delle cellule e, quindi, la guarigione. Sarà questa vibrazione, questa frequenza a “dare il La”, a mettere in risonanza i corpi in scena tra loro e con/nel testo. Sul fondo una proiezione fa eco e corpo risonante, all’impossibilità della messa in scena, in uno specchio immobile e deforme, alice scaraventata in un altrove dove rimane alice pur nell’impossibilità di attuarsi per tale.

Foto: Luisa Fabriziani.

Info:   Tel: 3494356219 – 3298027943.   Biglietto ingresso 12 euro. tessera associativa gratuita.   Orari spettacoli: da giovedì a sabato ore 21:00, domenica ore 18:00.

www.teatrostudiouno.com

 

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TEBAS LAND – spettacolo a Roma

Spazio Diamante

Via Prenestina 230/B, Roma

20/02/2020 – 23/02/2020 e 27/02/2020 – 01/03/2020

Il premio UBU, Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi Centro di Produzione Teatrale Firenze presenta lo spettacolo del drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco, uno dei più originali e innovativi drammaturghi apparsi recentemente sulla scena internazionale. Traduzione, Scene, Costumi e Regia di Angelo Savelli. Con: Ciro Masella e Samuele Picchi.

Vincitori del Premio Ubu Speciale 2019, “Per l’intenso lavoro di traduzione, allestimento e promozione della nuova drammaturgia internazionale”.

Lo spettacolo ha il patrocinio dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia.

Sergio Blanco ha scritto questo spettacolo ispirandosi al leggendario mito di Edipo, alla vita del martire San Martino e a un fatto di cronaca giudiziaria, immaginato dallo stesso Blanco, il cui protagonista è un giovane parricida di nome Martino.

A partire da una serie di colloqui, che si svolgono nel recinto di un campetto di basket di una prigione, tra il giovane parricida e il drammaturgo che vorrebbe portare in scena la sua storia, “Tebas Land” a poco a poco si allontana dalla ricostruzione documentaristica del crimine, per soffermarsi – come in “A sangue freddo” di Truman Capote – sulla relazione che si instaura tra lo scrittore e il detenuto e sulla possibilità, e i rischi, di trasporre la realtà in una creazione artistica.

Il testo fonde l’emozione, la poesia e la passionalità del racconto di una terribile tragedia familiare con la lucidità e l’astrazione di una acuta riflessione sul linguaggio e la comunicazione teatrale, dove lo spettacolo viene montato e smontato in diretta sotto gli occhi del pubblico in un affascinante gioco di scatole cinesi.

“Ho sentito l’urgenza di mettere in scena Tebas Land perché l’ho trovato intelligente, spiazzante, autoironico, colto, commovente, violento, popolare, delicato e molto altro… Sono certo che anche gli spettatori non resteranno indifferenti al fascino di questo testo”.   Angelo Savelli

Ancora poco conosciuto in Italia, Sergio Blanco è il creatore di una radicale forma di drammaturgia, da lui definita “auto-finzione”, in cui l’autore si mette personalmente e spudoratamente in scena, incrociando la sua biografia, vera e immaginaria, con temi di forte attualità e riflessioni sull’arte e la vita.

Dopo essere stato messo in scena nelle più importanti città del Sud America, oltre che a Madrid e Londra, “Tebas Land” sarà rappresentato in diverse capitali europee, a New York, Tokyo, e nella versione di Pupi e Fresedde a Firenze, Roma e Napoli.

Il Centro di Produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi porta avanti da molti anni un progetto di promozione della nuova drammaturgia contemporanea mettendo in scena testi di autori largamente affermati all’estero ma poco conosciuti in Italia. Grazie a questo impegnativo lavoro di ricerca e scoperta sono arrivati sui palcoscenici italiani autori come il franco-uruguaiano Sergio Blanco, il catalano Josep Maria Miró (“Il Principio di Archimede”), il francese Rémi De Vos (“Alpenstock”, “Occidente”, “Per tutta la mia vita ho fatto solo cose che non sapevo fare”, “Tre Rotture”), delle cui opere Angelo Savelli ha curato traduzione e regia.

Assistente e Figurante: Pietro Grossi; Luci: Henry Banzi; Allestimento scena: Lorenzo Belli e Amedeo Borelli; Esecutore al pianoforte del brano di Mozart: Federico Ciompi; Foto: Marco Borrelli.

Info:  Tel: 06 27858101.   Prezzo biglietti: Prosa Intero € 18,00, Ridotto (Universitari, Under 30, Over 65, Residenti Municipio V) 15 euro.  Orario spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00 e domenica ore 17:00.

www.spaziodiamante.it

 

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ENRICO IV – spettacolo a Roma

Teatro Basilica

Piazza di Porta S. Giovanni 10, Roma

25/02/2020 – 08/03/2020

Antonio Calenda dirige lo spettacolo di Luigi Pirandello, in prima nazionale assoluta, con: Roberto Herlitzka, Daniela Giovanetti, Giorgia Battistoni, Lorenzo Guadalupi, Armando De Ceccon, Sergio Mancinelli, Alessio Esposito, Stefano Bramini, Lorenzo Garufo, Dino Lopardo.

Un nobile del primo ‘900 prende parte ad una cavalcata in costume nella quale impersona l’imperatore Enrico IV di Franconia. Alla messa in scena, prendono parte anche Matilde Spina, donna della quale è innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV, il quale nella caduta batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. La follia dell’uomo viene assecondata dai servitori che il nipote Di Nolli mette al suo servizio per alleviare le sue sofferenze. Dopo 12 anni Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l’amore di Matilde. Decide così di fingersi ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa.

Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, Belcredi, Frida (la figlia di Matilde), Di Nolli e uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. lo psichiatra è molto interessato al caso della pazzia di Enrico IV, che continua, a loro insaputa, la sua finzione, e dice che per farlo guarire si potrebbe provare a ricostruire la stessa scena di 20 anni prima e ripetere la caduta da cavallo. La scena viene così allestita, ma al posto di Matilde recita la figlia. Enrico IV si ritrova così di fronte la ragazza, che è esattamente uguale alla madre Matilde da giovane, la donna che Enrico aveva amato e che ama ancora. Ha così uno slancio che lo porta ad abbracciare la ragazza, ma Belcredi, il suo rivale, non vuole che la ragazza venga abbracciata e si oppone. Enrico IV sguaina così la spada e uccide Belcredi. Per sfuggire definitivamente alla realtà (e alle conseguenze del suo gesto), decide di fingersi pazzo per sempre.

“Cosa mi lega così fortemente all’Enrico IV di Pirandello? Perché, dopo averlo messo in scena nel 1980 con Giorgio Albertazzi, vado a interrogare di nuovo questo classico contemporaneo che considero non solo altamente simbolico ma dirompente? il tempo interiore mi pone davanti a un mistero, a un disagio, e a un desiderio. E invece di guardare indietro, rinvangando glorie, cadute, riprese, onori e critiche, mi trovo a guardare avanti. In fondo è l’unico gesto sensato, in questi tempi sconnessi e folli. Guardando avanti ritrovo un compagno di tanti viaggi teatrali, un attore raffinato e implacabile nel suo volere continuamente cercare, una delle figure rare di artista-intellettuale. Guardo Roberto Herlitzka e ripenso alle tante esperienze artistiche condivise. Lo sento pronunciare le prime battute dell’Enrico IV e mi convinco che siamo nel momento giusto per mettere in scena quest’opera-mondo, un trattato purissimo di filosofia sciolto in forma drammatica, in grado di raccontare, meglio e più di altri testi, la follia di un mondo deragliato, il nostro, in cui regna la pura legge del caos.

Pirandello dispone sul suo campo di battaglia un labirinto che moltiplica e inverte continuamente i propri dispositivi di visione e rappresentazione. Chi sta mistificando? Chi dice il vero? Chi è pazzo? È mai stato veramente pazzo Enrico IV? E perché, nel momento in cui sembrano cadere tutte le maschere, questo grandioso demiurgo si ostina a indossarne un’altra ancora, l’ultima, che lo porta a commettere un omicidio? Per affrontare scenicamente questo labirinto di specchi, ho voluto far cadere i riferimenti puntuali agli anni venti del secolo scorso.

Rappresentare l’Enrico IV in senso filologico ci avrebbe messo in una situazione di stallo. Ci troviamo invece, in un momento del tempo presente, a teatro. Una compagnia di attori è in scena intenta alla scelta dei costumi per la messa in scena che si appresta a fare. Citando Giovanni Macchia, si entra in una “stanza della tortura” in cui i folli passano per pazzi e i pazzi appaiono come infermieri e guaritori, finendo con l’essere travolti dalla macchina stringente e feroce che Enrico IV, nella ripetizione ossessiva del proprio incubo, ha azionato infinite volte.

Trattando il testo di Pirandello come un classico contemporaneo, intendo scavarne le necessità che l’oggi ci impone: nell’ossessione del protagonista, vedo un magma di sentimenti, un dispositivo infinito di proiezioni e sdoppiamenti che apre, usando una chiave mitica e onirica, alla tragedia di questo nostro tempo, dove basta operare un piccolo gesto di dissenso per sentirsi diseredati, soli.

Mi sostengono in questa mia visione le pagine che un altro fine studioso di Pirandello, Nino Borsellino, dedica al rapporto tra il nostro autore e il drammaturgo e teorico russo Nikolaj Evrèinov, una delle figure più rilevanti di quel teatro d’arte di mosca che è poi l’oggetto di studio. Di ripellino ne “Il trucco e l’anima”: «Più che le teorie, erano le possibilità drammaturgiche del monodramma evreinoviano a interessare Pirandello, cioè del dramma che si immedesima con la concezione del protagonista e in cui il mondo appare come quello lo percepisce». In questo, Enrico IV è fratello di Hinkfuss e del mago Cotrone ma, diversamente da loro, spinge la sua magnifica ossessione, e il suo dolore esistenziale, fino all’atto estremo, l’omicidio, sulla cui natura continuiamo ad interrogarci.

Belcredi muore veramente o si tratta dell’ulteriore strappo nel teatrino di carta, dell’ultimo prodigio di un demiurgo per il quale non esiste che il teatro, «Bocca spalancata di una grande macchina che ha fame»? Mettendo sul capo di Roberto Herlitzka la corona del re pazzo, gli affido il bastone del rabdomante, perché possa rivelarci senza paura fino a che punto il mondo ha saputo convivere con la propria follia, fino a farla coincidere con il pensiero dominante, erigendo sull’ipocrisia e sul consenso i pilastri di questa nostra società.”   Antonio Calenda

Assistente regia: Alessandro Di Murro; Scene e costumi: Laura Giannisi; Aiuto regia: Emma Aquino; Foto di scena: Tommaso Le Pera; Direttore di produzione: Pino Le Pera; Progetto grafico: Cristiano Demurtas; Organizzazione: Bruna Sdao.

Info:  Tel: +39 392 97.68.519.   Biglietti: 30 euro, ridotto 20 euro.   Orario spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00, Domenica ore 17:45.

www.teatrobasilica.com

 

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TOCCO FERRO – spettacolo a Marsala

Teatro Sollima

Via Teatro, Marsala

28/02/2020 e 29/02/2020

Per la Rassegna “Divertiti a teatro” organizzata dai fratelli Oddo, va in scena il nuovo spettacolo con Sergio Vespertino, di Giulia Galati, Marco Pomar e Sergio Vespertino e con le musiche originali del fisarmonicista Pierpaolo Petta.

Lo spettacolo rappresenta un almanacco divertente delle superstizioni popolari che riemergono anche nella disincantata società di oggi, raccontate dall’attore con la consueta arguzia e verve irrefrenabile.
Vespertino si serve dei brevi spazi di una telefonata per cercare di sfatarle tra una risata e una riflessione, come è nel suo stile.

“I miei monologhi li definisco comico-riflessivi e questa volta ho scelto il tema delle superstizioni, un universo che esiste ancora oggi anche se sembriamo supertecnologici”. Sergio Vespertino

Info:  I biglietti sono disponibili online su www.liveticket.it. Per info tel 342/0330263

 

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