IL BERRETTO A SONAGLI – teatro a MILANO Teatro Carcano

Teatro Carcano

Corso di Porta Romana 63, Milano

28/11/2019 – 8/12/2019

Valter Malosti dirige uno dei capolavori più conosciuti di Luigi Pirandello, riadattandolo. Con: Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso, Maria Lombardo, Roberta Crivelli. Produzione: TPE -Teatro Piemonte Europa.

“Il carattere di Ciampa è pazzesco, questa è la sua nota fondamentale. Gesti, andatura, modi di parlare pazzeschi. Cosicché dovrà nascere il sospetto e la paura che a un dato momento egli possa uccidere”. Luigi Pirandello, lettera a Nino Martoglio, 8 febbraio 1917.

Con questo spettacolo Malosti ha affrontato per la prima volta Pirandello, confrontandosi con uno dei testi più popolari del grande drammaturgo siciliano, cercando di strapparlo allo stereotipo e tentando di restituire la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta” posti al centro della scena, che è anche labirinto: una feroce macchina/trappola.

Un testo vivissimo grazie alla violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel testo scritto in dialetto siciliano che è alla base di un lavoro originale di drammaturgia.

Una versione più schietta, dura, non ‘ripulita’ del testo pirandelliano, affidata sia al dialetto della prima stesura sia ad un italiano derivato da questa, che assume in sé elementi dialettali, per permettere di affidare agli attori una partitura più ritmica e musicale, recuperando anche una dimensione più autentica in cui la risata da valore liberatorio.

Come è ormai noto, questo nasce come testo dialettale “‘A birritta ccu ‘i ciancianeddi” per Angelo Musco, attore comico di grande successo. Il testo in dialetto recitato da Musco non fu mai pubblicato da Pirandello, a differenza di quanto avvenne con Liolà.

La prima redazione del testo Pirandelliano, ritrovata nel 1965 e pubblicata solo nel 1988, può oggi diventare un mare linguistico in cui re-immergere il testo italiano, oltre che un prezioso corto-circuito dal punto di vista dei contenuti. Questa prima versione, infatti, ha offerto materia a Malosti per un lavoro di riscoperta e rilettura non solo linguistica, ma di ridefinizione di caratteri e ruoli affioranti dal recupero dei tagli capocomicali di Musco, mai ripristinati dall’autore nell’edizione italiana, anzitutto la perdita di una possibile co-protagonista della commedia, accanto a Ciampa, in Beatrice Fiorìca, la moglie tradita.

Si tratta di un testo più duro, politicamente scorretto, a tratti ferocemente antimaschilista nelle battute, sia di Beatrice sia dell’equivoco personaggio della Saracena, e che presenta varianti significative che riguardano tutti i ruoli e in particolare una scena totalmente espunta nella versione italiana posta nel manoscritto all’inizio del secondo atto.

Lo spettacolo si inserisce nel solco delle rivisitazioni “d’autore” di Malosti, come era accaduto con il felice lavoro tratto da La scuola delle mogli di Molière, per tre anni in tournée nei teatri italiani e con il recente Molière / Il Misantropo: teatro popolare d’arte.

“Colgo nella pièce un carattere visionario come in Molière, e un andamento da farsa nera. Ciampa è per me un buffone tragico, come il Nietzsche di Ecce homo e l’Arnolphe de La scuola delle mogli”. Malosti.

Luci: Francesco Dell’Elba; Scene: Carmelo Giammello; Costumi: Alessio Rosati;
Foto: Franco Rabino.

Info: Telefoni botteghino: 02 55181377 – 02 55181362, Telefono uffici: 02 5513211.

www.teatrocarcano.com

 

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CHI E’ LA BESTIA? MANSON VS BUGLIOSI – teatro a Roma

Teatro trastevere

Via Jacopa de’Settesoli 3, Roma

26/11/2019 – 1/12/2019

L’ Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta lo spettacolo diretto da Emanuele Bilotta, con: Alberto Brichetto, David Capoccetti, Ludovica Resta.

Charlie, una vita tra le sbarre e i sogni di rock and roll. Una Famiglia composta da ragazzi abbandonati, raccolti sul ciglio delle strade d’America, ragazzi scampati al Vietnam e forse figli di una nuova guerra: quella per un mondo nuovo.

L’Helter Skelter, come diceva Charles Manson o, come diceva Bugliosi, il pm che è riuscito a farlo condannare. Il processo per la storia più sanguinosa del ‘900 americano, quello archiviato sotto il nome “Omicidi Tate/La Bianca”, viene snocciolato in scena, dal susseguirsi dei dialoghi tra Vincent Bugliosi, Charles Manson e le due testimoni chiave del processo, Susan Atkins e Linda Casabian.

Uno spettacolo che, attraversando la forma onirica e più irrazionale, per provare a spiegare le menti di personaggi considerati “ai margini”, arriva ad una narrazione fedele alla realtà nei momenti del processo. Una pièce che si muove continuamente su più livelli, in cui spazi temporali e luoghi si intrecciano in un tessuto narrativo che accompagna lo spettatore nelle varie fasi delle indagini, dando la possibilità di spiare cosa accadesse nel Ranch in cui gli omicidi sono stati ideati. Dove finisce la voglia di rivoluzione? Cosa è giusto e cosa no? Quanto vale un giudizio? Uno spettacolo che non vuole dare risposte, ma lasciare aperte più domande possibili. Coscienti che spesso il male è un riflesso del quotidiano vivere, ma altrettanto spesso il Sistema diviene un alibi per demolire certezze.

È stato rappresentato in forma di corto al teatro Bellini di Napoli, in occasione delle semifinali del premio Scenario 2019.

“Non volevo realizzare un documentario dal vivo sul processo Manson, mi interessava piùcercare la “sezione aurea” che si celava dietro questo personaggio. Mandante di omicidi sanguinari, criminale da quattro soldi, musicista fallito o forse incompreso, Charles Manson rappresenta ormai da decenni un simbolo, nel bene o nel male. Decine di canzoni scritte per lui, ispiratore di film, di vite, ma, per detta dei suoi stessi adepti, profeta del Male, portatore di odio, nel nome dell’amore. Per questo la scelta di un Manson fisicamente agli antipodi con l’originale: alto, biondo e con gli occhi chiari, un cherubino della morte che parla di amore attraverso le corde della sua chitarra. Così come la scelta di affidare ad una sola attrice il duplice ruolo dei personaggi femminili presenti, è stata dettata dalla volontà di mostrare come le anime delle due “figlie di Charlie” cosi apparentemente antitetiche, siano invece più simili di ciò che mostrano. E infine Bugliosi, figura ambigua, pubblico ministero rampante, o uomo della giustizia al servizio della verità?” cit.

Video Promo

 

Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=cCxjSyAb9ZM

info: martedì-sabato ore 21:00, domenica ore 17:30.     Prevista tessera associativa.      Contatti: 065814004 info@teatrotrastevere.it

www.teatrotrastevere.it

 

 

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PINOCCHIO RELOADED. FAVOLA DI UN BURATTINO SENZA FILI – teatro a MILANO

Teatro degli Arcimboldi

Viale dell’Innovazione 20, Milano

22/11/2019 – 15/12/2019

Maurizio Colombi, già autore di grandi successi come We will rock you, Rapunzel – Il Musical e La regina di ghiaccio e ideatore con Peter Pan della prima opera musicale tratta da un concept-album, dirige in maniera intuitiva e avveniristica il musical prodotto e distribuito da Show Bees, che aveva dato vita a  “Peter Pan Il Musical”, da oltre un milione di un milione di biglietti venduti e vincitore del Premio Gassman e Biglietto d’Oro Agis 2016/2017 e 2017/2018. Le musiche sono di Edoardo Bennato. Con: Jordan Carletti, Gianfranco Phino, Giancarlo Capito, Giosuè Tortorelli, Giada D’Auria, Jessica Francesca Lorusso.

Questa seconda opera basata su un concept-album, è la rivisitazione surreale e pinteriana del racconto di Collodi, che attraverso la narrazione dei protagonisti, vuole dimostrarci l’esistenza di scelte diverse al fine di vivere una realtà slegata dai fili che la società, per prima, ci impone.

Burattini o burattinai? Siamo davvero liberi o pensiamo solo di esserlo? Riusciremmo a vivere senza i fili che inevitabilmente regolano i nostri rapporti interpersonali, oppure abbiamo bisogno dei fili per sentirci a nostro agio nella società?

Un grande inno alla libertà, alla ribellione dalle convenzioni, una favola d’amore e di musica, quella senza tempo di Edoardo Bennato, che si arricchisce di nuove sfumature contemporanee, dal Rock alla House fino al Rap.

Colonna sonora di questo coinvolgente musical è lo storico concept-album della canzone italiana, “Burattino senza fili”. Nuovi arrangiamenti, un sound completamente fuori dalla tradizione del musical, che va oltre l’album e lo reinventa secondo i canoni della contemporaneità: il viaggio di Pinocchio verso la maturità, la felicità e la sincerità verso sé dà vita a scene postmoderne, capaci di esprimere la sofferenza, la rabbia, l’amore di ciascun personaggio in veri e propri quadri di grande forza e suggestione.

Colonna portante del musical è l’amore: quello tra Pinocchio burattino e Lucignolo, ragazza indomita e libera. Sarà l’amore a tagliare tutti i fili, che farà volare i personaggi di questo spettacolo tra acrobazie vocali e coreografiche che sono una metafora dei sentimenti di ognuno di noi.

Un musical rivoluzionario carico di ribellione evasione adolescenziale con la forza dirompente del primo amore.

“Quando ti alzi e ti senti distrutto, fatti forza e va’ incontro al tuo giorno / Non tornare sui tuoi soliti passi basterebbe un istante.” Da “Un giorno credi” di Edoardo Bennato.

Ensemble: Jesus Bucarano Dousat, Giorgia Cino, Valeria Citi, Martina Cremaschi, Francesco Lappano, Giacomo Marcheschi, Luca Spadaro.

Info: 28,80 € / 69,00 € (diritti di prevendita inclusi).   Orari: mercoledì, giovedì e venerdì: h 21:00, sabato h: 16:00 e 21:00, domenica h: 16:00, luned’ e martedì: chiuso.

www.teatroarcimboldi.it

 

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SATYRICON – teatro a Roma

Teatro Argentina

Largo di Torre Argentina 52, Roma

21/11/2019 – 1/12/2019

Andrea De Rosa dirige il testo di Francesco Piccolo, ispirato all’opera di Petronio, raccontando il declino di Roma, l’opulenza disperata, la corruzione, il mecenatismo di oggi. Con Antonino Iuorio, Noemi Apuzzo, Alessandra Borgia, Francesca Cutolo, Michelangelo Dalisi, Flavio Francucci, Serena Mazzei, Lorenzo Parrotto, Anna Redi, Andrea Volpetti. Produzione: Teatro Stabile Napoli – Teatro Nazionale, Teatro di Roma, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia.

Nel 66 d.C. moriva il maestro di eleganza Petronio, costretto al suicidio per ordine di Nerone a causa del suo coinvolgimento, in verità messo in dubbio dagli storici, in una congiura contro l’imperatore. A lui si attribuisce il “Satyricon, unicum nella storia letteraria romana, pervenutoci in forma frammentaria, primo sconcertante esempio di quello che sarebbe diventato il romanzo moderno in anticipo di quasi duemila anni.

Ora, Andrea De Rosa, tra i registi più sofisticati e comunicativi, autore di spettacoli che non si sottraggono al confronto con i classici, dirige questa riscrittura del testo di Petronio di Francesco Piccolo, voce di grande efficacia e sensibilità contemporanea, da sempre impegnato a restituire la temperatura più vibrante del nostro presente.

La moderna opera mostra la similitudine fra l’opulenza disperata, la corruzione, il mecenatismo della Roma primo secolo d.C. e quella del ventunesimo secolo. Una miscela di sorprendenti brandelli narrativi è quella di Petronio, fra feste, cene, sesso, strani rituali, truffe, risse, naufragi e perfino licantropi. Lo spettacolo rimane fedele all’opera originale per quanto riguarda la scelta del tono, tarato sul linguaggio della comicità che il regista utilizza per una narrazione metafora dei salotti moderni, tanto televisivi quanto privati, in cui l’impoverimento cronico del pensiero produce conversazioni vane e presto dimenticate. Un viaggio fra due epoche per parlare della crisi di un impero, si, ma quello del nostro tempo.

“Abbiamo un po’ tutti la sensazione di stare vivendo un periodo di impasse, di decadenza e di transizione verso qualcosa di sconosciuto. Da quando sono crollate le ideologie e le utopie che hanno segnato e insanguinato il Novecento sembra essere venuta meno la direzione storica da seguire e, non essendo chiara la méta, sembra non ci sia altra strada che girare a vuoto. Per questo ho chiesto a Francesco Piccolo di scrivere un testo che, ispirandosi al Satyricon di Petronio – che della decadenza dell’impero romano fece un ritratto memorabile – tentasse di raccontare la nostra decadenza, cercando di coglierne la peculiarità.  Con una felicissima intuizione Francesco ha individuato nell’impoverimento linguistico il tratto che sta segnando la nostra epoca e lo ha fatto diventare materiale drammaturgico. È sotto gli occhi di tutti che siamo ormai intrappolati dentro un linguaggio che, quanto più viene ripetuto, tanto più si svuota di significato. I luoghi comuni ci rassicurano, ci anestetizzano, ma nello stesso tempo ci allontanano dai fatti, dalle questioni, dalle persone. “Le parole” sosteneva Heidegger “non sono strumenti per esprimere il pensiero, al contrario sono condizioni per poter pensare” e se le parole si ripetono senza senso, allora anche il pensiero resta fermo, gira a vuoto. Ma le parole che abbiamo a disposizione sono il frutto dell’epoca che viviamo, non viceversa, la cultura dei singoli individui può fare ben poco se all’orizzonte non c’è un linguaggio comune che permetta di immaginare nuove forme, nuovi pensieri, nuove energie che rimettano in gioco il cammino di ciascuno. I tempi sono poveri e gli individui ne sono vittime, travolti e impoveriti da una valanga che sembra inarrestabile. Siamo smarriti. Cercare di raccontare, attraverso il senso del ridicolo, la pena, il dolore, ma anche la tenerezza e il profondo senso di umanità che si nasconde dietro questo smarrimento è la sfida che mi pongo con questo spettacolo”. Andrea De Rosa

Scene e costumi: Simone Mannino; disegno luci: Pasquale Mari; sound designer: G.U.P. Alcaro; coreografie: Anna Redi.

Venerdì 22 novembre 2019 ore 18.30 conversazione intorno a Satyricon con Andrea De Rosa, Francesco Piccolo e Chiara Valerio. Sala Squarzina.

ingresso con prenotazione obbligatoria qui

www.teatrodiroma.net

 

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MISERY – teatro a Roma

Teatro Sala Umberto

Via Della Mercede 50, Roma

19/11/2019 – 1/12/2019

La Fondazione Teatro Due, il Teatro Nazionale di Genova e il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale presentano lo spettacolo di William Goldman, tratto dal romanzo di Stephen King e reso celebre da un film cult, diretto da Filippo Dini; con Filippo Dini, Arianna Scommegna e Carlo Orlando.

In scena vive l’incubo di uno scrittore prigioniero di un’ammiratrice psicopatica, pronta ad ucciderlo pur di riportare in vita il suo personaggio preferito. Una grande opera sul potere magico della narrazione.

Quando il romanzo Misery di Stephen King fu pubblicato nel 1987, balzò subito all’attenzione dei moltissimi fan del Re del thriller e vinse il premio Bram Stoker. Il pluripremiato sceneggiatore e drammaturgo William Goldman trasformò il libro in una sceneggiatura cinematografica utilizzata per il film omonimo del 1990 divenuto di culto diretto da Rob Reiner con James Caan e Kathy Bates, che per la sua interpretazione si aggiudicò Oscar e Golden Globe come migliore attrice.

La vicenda agghiacciante e claustrofobica dello scrittore Paul Sheldon caduto nelle mani della fan Annie Wilkes rivive ora in teatro, uscito dalla penna di colui che sceneggiò il film e diretto e interpretato da Filippo Dini, di recente insignito del Premio Le Maschere del Teatro Italiano.

Lo spettacolo ha debuttato, in prima nazionale, al Teatro Due di Parma il 26 ottobre ed è impegnato in una lunga tournée che toccherà le maggiori città italiane.

Ciò che racchiude questo testo, però, va ben oltre la storia terrorizzante dello scrittore Paul Sheldon, salvato da un brutto incidente stradale dalla sua fan numero uno che si trasforma in una carceriera e non si ferma davanti a niente pur di tenere in vita il suo personaggio preferito. Mentre Annie diventa l’incarnazione diabolica dell’amore che ogni essere umano nutre verso le storie e verso chi le racconta, l’autore sembra diventare un moderno Sherazade, o racconta o muore.

Ma non è ancora tutto, nell’angoscia della costrizione egli affronta faccia a faccia, come mai lo ha affrontato nella sua vita, il suo demone, incarnato da Annie, quello che accompagna la vita di ogni artista: il demone tirannico e folle della creazione, che tutto dona e che in cambio vuole la vita.

Misery è un testo senza tempo in cui vengono indagati i meandri della mente umana che cerca le storie, le vuole, le brama, e che di fronte alla fonte di quelle storie non può far altro che innamorarsi e nutrirsi, anche a costo di distruggere per sempre chi alimenta i suoi sogni.

“Tra tutti gli scrittori che animano le creazioni di King, Paul Sheldon è il più forte, il più disperato. Prigioniero del suo talento e della sua vocazione, scopre se stesso nel viaggio all’inferno in compagnia di Annie. E lei è semplicemente indimenticabile. Annie è l’esasperazione del desiderio e dell’amore per l’arte, di quella silenziosa e segreta preghiera che ognuno di noi innalza nel proprio cuore ogni volta che voltiamo la prima pagina dell’ultimo romanzo del nostro scrittore preferito. O che sediamo in platea, le luci si spengono e inizia lo spettacolo. Misery è una grande opera sul potere magico della narrazione. Ed ecco perché poter portare questa storia in teatro è una grande occasione e un grande privilegio. Perché il teatro è il luogo della Magia”. Filippo Dini

Traduzione: Francesco Bianchi; scene e costumi: Laura Benzi; luci: Pasquale Mari; musiche: Arturo Annecchino; trucco: Cinzia Costantino; assistente alla regia: Carlo Orlando.

Info: da martedì-venerdì h: 21:00; sabato h: 17:00 e 21:00; domenica h: 17:00; mercoledì 27 novembre h: 17:00; lunedì chiuso.  Biglietti da 17 a 30€. Tel: 066794753; mail: prenotazioni@salaumberto.com

www.salaumberto.com

 

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7 ANNI – teatro a Roma

Teatro della Cometa

Via del Teatro Marcello 4, Roma

13/11/2019 – 1/12/2019

Argot Produzioni presenta lo spettacolo di José Cabeza e Julia Fontana; con: Giorgio Marchesi, Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo, Serena Iansiti, Arcangelo Iannace; regia Francesco Frangipane.

In una serata carica di tensione i quattro soci di un’azienda di successo devono decidere chi pagherà per un crimine commesso. Per salvare gli altri e l’azienda solo uno dei quattro si dovrà assumere la colpa e scontare sette anni di carcere. Ma chi lo farà? Perché? Come in una partita di scacchi i quattro si affrontano, mossa dopo mossa, alla ricerca dello scacco matto. A dirigere la partita un arbitro che li aiuterà a trovare le risposte che cercano per arrivare a una possibile soluzione. 7 anni di carcere sono tanti? Possono cambiare la nostra vita? Quanto valgono? Possono essere barattati con qualcos’altro? Sono questi gli interrogativi che si pongono i protagonisti di questa pièce e il pubblico insieme a loro per costruire la partitura tragica di questa spietata commedia.

La storia infatti è solo un meraviglioso pretesto per raccontare altro: l’amicizia, l’amore, ma anche la codardia e la meschinità messe a nudo da un evento scatenante che trasforma pian piano i protagonisti da potenziali vittime in autentici carnefici, essendo quella l’unica luce verso la salvezza. Cosa si è disposti a dire e a fare pur di salvarsi?

“Tutti interrogativi che mi permettono di indagare ancora una volta, come nei miei precedenti lavori, sulla psiche dell’essere umano. Sui quattro soci, amici, amanti, vittime/carnefici di questo gioco al massacro ma anche sul mediatore, la figura naïf venuta dall’esterno e che li deve aiutare a decidere chi andrà in carcere, che se da un lato è la voce dello spettatore dall’altro è colui che aiuterà lo spettatore stesso a trovare le risposte a quei perversi interrogativi. L’epilogo beffardo è l’occasione per rendere ancora più tragica la condizione dei protagonisti e per permetterci di proiettarci oltre la situazione stessa, oltre l’immaginabile, lì dove neanche il testo arriva e dove invece deciderà di arrivare lo spettatore. Il tutto in un’idea di messa in scena, ormai imprescindibile per me, che vuole continuare a tenere il pubblico dentro la scena e accompagnare lo spettatore per mano dentro la storia stessa fino a condividere le emozioni dei personaggi e farsi carico delle domande e dei dilemmi che travolgono i protagonisti”. Francesco Frangipane

Scenografia: Francesco Ghisu; Luci: Giuseppe Filipponio; Costumi: Cristian Spadoni; aiuto regia: Massimiliano Benvenuto; voice off: Vanessa Scalera.

info: durata 75 minuti senza intervallo;   Orario prenotazioni, vendita biglietti e info per apericena: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposto), domenica 14:30 – 17:00. Telefono: 06.6784380. Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.   Riduzioni per lettori di Media&Sipario, Culturalmente, Saltinaria, Quarta Parete.

www.teatrodellacometa.it

 

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VITA, MORTE E MIRACOLI – teatro a Roma

Teatro Cometa Off

Via Luca della Robbia, 47, Roma

12/11/2019 – 17/11/2019

La vita e la morte, viste dai palchi e dalla platea, fanno davvero ridere. È quello il miracolo. Riccardo Scarafoni porta in scena un testo di Lorenzo Gioielli, con: Riccardo Scarafoni, Fabrizio Sabatucci, Veruska Rossi e Francesco Venditti.

Marco, un uomo intelligente e sarcastico, è deciso a non cedere al terrore del momento: il suo compagno Emanuele è in coma. Sua sorella Ilaria ha un passato tanto misterioso quanto evidentemente complicato da cui è uscita sposando Dario, uomo solido e semplice, privo della benché minima pericolosità. Soltanto quattro persone. Eppure verranno svelati molti segreti. Che li riguardano tutti. Che porteranno la commedia a una fine imprevista e imprevedibile.

“Uno spettacolo che ancora prima di coinvolgere il pubblico, cattura chi lo recita. Un testo di Lorenzo Gioielli pieno di intensità. Gli avevamo chiesto di scrivere per noi una commedia. E’ andato oltre e ci ha cucito addosso un vestito che obbliga gli attori ad una grande responsabilità. E così, come regista ho chiesto loro di prendersi lo spettacolo sulle spalle, perché è su di loro che regge. Senza artifizi. Senza maschere. Al servizio di un racconto che credo possa emozionare. Riccardo Scarafoni.

“Il teatro è, per definizione, verosimiglianza. Vita, Morte e Miracoli, invece ha in sé la forza di una verità che non mi aspettavo. Merito degli attori che hanno messo nei personaggi non solo la loro storia personale ma anche la loro complicità, la loro amicizia, il loro affetto reciproco. Hanno dato al racconto più colori, più sfumature. Lo hanno reso straordinariamente cinematografico, pieno di pause e di silenzi che sono il concentrato, l’essenza dello spettacolo stesso. Orgogliosamente, posso dire che hanno fatto uno spettacolo più bello del testo”. Lorenzo Gioielli

Marco è il dolore. Maniaco del controllo su tutti e su tutto è lui quello che si trova a perdere di più. Perde l’amore, perde il compagno, perde il controllo sulla vita. E, quindi, perde se stesso perché non gli rimane più nulla. Fa l’antiquario e non è un caso: la sua smania di controllo lo porta ad amare tutto ciò che è cristallizzato.

Dario è la forza. E’ forte perché è buono e come tutte le persone buone, che fanno del loro meglio, non sale mai in cattedra per giudicare. Chi è lui per dare un giudizio? Ha un sincero amore per l’umanità, che accetta per quello che è. Non è mai il protagonista in una storia ma è sempre la spalla dell’eroe. Lui c’è. In modo semplice, perché, “è la vita che è semplice”.

Ilaria è la paura. Lei è lì, ma provvisoriamente, perché c’è qualcosa là fuori che la chiama, che l’attrae. E’ aggrappata a Dario che, però, sa bene che può accoglierla ma non trattenerla. Lo sa perché già una volta è successo. Ilaria sa cosa significhi toccare il fondo e per questo ha paura di rispondere a quel richiamo, perché ha paura di perdere tutto quello che ha, ed è bello, è tanto.

Emanuele è l’Amore. Quello con la maiuscola, quello che è puro sentimento, che deroga dalla sessualità. E’ fragile, è vulnerabile ha una percezione infantile dell’amore. Ama Marco con tutto se stesso e per questo è così dolorosamente attaccato alla vita. Ed è lui, dal suo osservatorio privilegiato sulla morte che chiede ‘tu a cosa sei disposto a credere’?

Info: Per partecipare all’evento devi essere socio dell’Associazione Culturale Cometa Off. Biglietti 12,50 euro.   Tel. 06 57284637.

www.cometaoff.it

 

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SE QUESTO È UN UOMO – teatro a Roma

Teatro Argentina

Largo di Torre Argentina 52, Roma

5/11/2019 – 17/11/2019

Valter Malosti porta in scena, per la prima volta senza mediazione, l’inconfondibile voce salda e mite del Primo Levi di “Se questo è un uomo. Un monologo ininterrotto che rende la parola protagonista e restituisce a questa irripetibile opera prima la sua dimensione di opera acustica: una voce nuda che riproduce la babele del campo di concentramento, orchestrandola sulle lingue parlate in quel perimetro di filo spinato. Con: Valter Malosti, Antonio Bertusi e Camilla Sandri; condensazione scenica a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti. Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale.

Malosti traspone in scena la voce che più di ogni altra ha saputo far parlare Auschwitz, quella di Primo Levi nella sua opera, affidandosi al potere della parola per rischiarare l’atroce viaggio verso la demolizione dell’uomo da parte dell’uomo. Sul palco risuona inconfondibile la voce mite e salda dello scrittore e testimone del Lager, che da oltre settant’anni racconta al mondo l’orrore e la follia dello sterminio nazista con il libro di avventure più atroce e più bello del ventesimo secolo, per la prima volta direttamente in scena senza alcuna mediazione. La condensazione scenica del testo, riverbera attraverso un monologo ininterrotto che rende la parola protagonista, fortissima, inesauribile e indelebile nelle coscienze.

Ed è proprio la voce di Levi a riecheggiare in quella di Malosti, restituendo a questa irripetibile opera prima la sua dimensione di opera acustica: una voce nuda che riproduce la babele del campo di concentramento – i suoni, le minacce, gli ordini, il rumore della fabbrica di morte – orchestrandola sulle lingue parlate in quel perimetro di filo spinato. Sopravvivere e raccontare.

La voce distilla una moltitudine di registri espressivi, narrativi, percettivi, gli “a parte” meditativi, morali, politici e perfino scientifici, che Malosti converte sul palco in una quantità polifonica di dimensioni e di chiaroscuri. L’opera riporta in suono e immagine l’orrore dell’umanità: quella “miseria” storica che ha permesso di azzerare la dignità umana – la negazione del diritto di considerarsi “uomo” affermata da Levi.

Scene: Margherita Palli; luci: Cesare Accetta; costumi: Gianluca Sbicca; progetto sonoro: Gup Alcaro Tre madrigali (dall’opera poetica di Primo Levi), Carlo Boccadoro; video: Luca Brinchi, Daniele Spanò; cura del movimento: Alessio Maria Romano; assistente alla regia: Elena Serra con la collaborazione di Leda Kreider; assistente alle scene: Eleonora Peronetti; scelte musicali: Valter Malosti; musiche di Joren Ambarchi, Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Cracow Kletzmer Band, Morton Feldman, Alexander Knaifel, Witold Lutoslawski, Oy Division, Arvo Pärt, Franz Schubert, John Zorn; madrigali eseguiti e registrati dai solisti dell’Erato Choir: soprani: Karin Selva e Caterina Iora; contralto: Giulia Beatini; tenori: Massimo Lombardi e Stefano Gambarino; bassi: Cristian Chiggiato e Renato Cadel; direzione musicale: Massimo Lombardi e Dario Ribechi; foto: Tommaso Le Pera.

Progetto realizzato in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi, Polo del ‘900 e Giulio Einaudi editore in occasione del 100° anniversario dalla nascita di Primo Levi (1919 – 1987).

Info: orari: prima ore 21.00, martedì e venerdì ore 21.00, mercoledì e sabato ore 19.00, giovedì e domenica ore 17.00.   Durata 1h e 40 minuti, senza intervallo.   Tel. 06 684000311/14.

 

venerdì 8 novembre ore 18.30:

OLTRE LA MEMORIA. PRIMO LEVI SCRITTORE TRA LETTERATURA E TESTIMONIANZA.
A cura di Graziano Graziani. Intervengono Wlodek Goldkorn, Valter Malosti e Lorenzo Pavolini.
ingresso libero con prenotazione obbligatoria qui

www.teatrodiroma.net

 

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